Gioco
Una pesciatina nei guai per la bancarotta dell’agenzia di viaggi Il Principe Azzurro
A giudizio a Livorno il titolare e l’impiegata
LIVORNO. A distanza di tre anni dalla rivolta dei clienti raggirati per le vacanze sparite, il giudice per l’udienza preliminare Antonio Pirato ha rinviato a giudizio i vertici della “Il Principe Azzurro sas” e la dipendente dell’agenzia accusata di essersi intascata parecchi soldi e a sua volta vittima delle botte e della minacce del titolare. Cinque le parti civili che hanno fatto richiesta di essere ammesse al processo che inizierà il prossimo 3 marzo. Molto esteso il campo d’imputazione costruito dal pubblico ministero Gianfranco Petralia.
La bancarotta. Per il reato di bancarotta fraudolenta, legata al fallimento della società nel marzo 2013, sono imputati Ciro Fusco, 49 anni, e Italo Corvo, 79 prestanome della Sas. Secondo il pm, avrebbero distratto quasi 17.000 euro. In particolare si tratterebbe di una quindicina di pagamenti fatti da alcuni clienti per cifre che vanno dalle poche centinaia di euro fino ai 2.500.
Appropriazione. Jennifer Baldaccini, 34 anni, residente a Pescia, dipendente dell’agenzia di viaggi a Porta a Mare, si sarebbe intascata numerose somme di denaro versate dai clienti per l'acquisto di pacchetti vacanze. Durante le indagini però, sarebbe stato impossibile accertare con esattezza l'ammontare della cifra, ma sicuramente si tratterebbe di una somma di poco superiore ai 14.000 euro. Ma non solo, perché la stessa dipendente avrebbe utilizzato la carta di credito dell'agenzia per comprare alcuni voli Ryan Air per Parigi a 454,54 euro.
Violenze. Su una cosa però - secondo la Procura - l'allora dipendente aveva ragione: le violenze subite da parte del datore di lavoro. Il pm, ha chiesto e ottenuto il processo per Ciro con le accuse di violenza privata e lesioni personali. L’uomo avrebbe colpito la dipendente con alcuni fascicoli, con una sedia e con pugni, fino a procurarle ferite guaribili in sei giorni. Inoltre l'avrebbe minacciata di ulteriori percosse, di incendiarle l'auto non restituendole le chiavi di cui si era impossessato, tutto per farle firmare le dimissioni.
Sparita la maternità. Nel capo d'imputazione vengono contestati a Fusco altri due reati: avrebbe intascato i versamenti della maternità, per 6000 euro di una ex dipendnete e, avrebbe pagato un’officina con un assegno scoperto.
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