Sicurezza
Padule, anche Terra nostra accusa il Consorzio
PONTE BUGGIANESE. Sono spesso su posizioni diverse, se non proprio opposte. Ma non stavolta, e questo dovrebbe far riflettere. Ambientalisti da una parte, cacciatori e proprietari di terreni dall’altr...
PONTE BUGGIANESE. Sono spesso su posizioni diverse, se non proprio opposte. Ma non stavolta, e questo dovrebbe far riflettere. Ambientalisti da una parte, cacciatori e proprietari di terreni dall’altra, quando si tratta di parlare di Padule e della sua gestione, si trovano, è il caso di usare questa parola, sempre su sponde opposte. Stavolta, invece, sono tutti dalla stessa parte. Segno evidente della gravità della denuncia mossa da Legambiente, Wwf e Italia Nostra, cui i si aggiunge l’associazione proprietari “Terra Nostra Unita” (vicina alle posizioni del mondo venatorio).
Nel mirino la manutenzione del Padule: «Da un paio di anni – scrive “Terra Nostra” – come associazione proprietari abbiamo sollecitato enti e istituzioni sulla situazione disastrosa dell'intero Padule, con particolar riferimento alla riserva delle Morette, dove gli argini non esistono di fatto più, e ai principali canali (Terzo e Capannone), che sono completamente interrati e non possono quindi assolvere la loro funzione di deflusso delle acque. L’effetto pratico è che la gestione idraulica consolidata nell'ultimo ventennio è di fatto scomparsa, col risultato che quando abbiamo periodi piovosi il Padule cresce a dismisura con pericolo alluvione per i Comuni rivieraschi; mentre bastano un paio di mesi senza pioggia per assistere al prosciugamento di tutto, riserve naturali comprese».
Nel mirino è essenzialmente il Consorzio di bonifica “Basso Valdarno”, nato dalla riforma di questi enti e che, ricorda Terra Nostra, «dispone da alcuni anni dei famosi 5 milioni di euro per il progetto naturalizzazione del Padule derivanti dall'ormai storico progetto "Tubone depuratore" su cui si è solo discusso per anni. Ma non solo non è riusciti a far partire quel progetto ma, di fatto, sono alcuni anni che non compie neppure piccoli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, e i risultati sono purtroppo sotto gli occhi di tutti. E qui ci vien da chiederci come vengono spesi i 6 milioni di euro delle tasse consorziali».
Nel mirino il Consorzio 4 Basso Valdarno, accusato di «non essere in grado di eseguire lavori già fissati da tempo e che, ancora una volta, dichiara pubblicamente che “forse” ad agosto sarà in grado di fare qualcosa, quando tutti sappiamo che date le disastrose condizioni del territorio basta un classico temporale estivo per vanificare ancora una volta gli interventi nell'area palustre».
«Per finire – chiude l’associazione – vista l'attuale inefficienza aboliamo una volta per tutte il Consorzio. Per pulire ogni tanto gli argini dei fiumi, fra l'altro in maniera scellerata come un mese fa (con ripulitura degli stessi fino al fondo del letto compromettendo di fatto nidi e piccoli nati), basta passare le competenze ai Comuni rivieraschi. Se non altro risparmiamo qualche euro».
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