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Riserva naturale a rischio per i lavori non fatti

La riserva naturale del Padule di Fucecchio
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La riserva naturale del Padule di Fucecchio

Larciano: allarme delle associazioni sul Padule di Fucecchio, con il rimpallo di competenze non si sa chi deve fare la manutenzione

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LARCIANO. A rischio la fauna della riserva naturale delle Morette, per lavori non fatti: a lanciare l’allarme sono Legambiente, Wwf e Italia Nostra.

Nella riserva del Padule di Fucecchio, scrivono le associazioni, «a causa della situazione di grave confusione derivante dal riordino delle competenze istituzionali, nessuno è intervenuto per compiere un modesto intervento di somma urgenza».

«Come è noto – continua la nota – l'area è il frutto di importanti interventi di restauro ambientale compiuti una quindicina di anni fa e risulta totalmente arginata per conservare l'acqua anche in periodo estivo. Le strutture necessiterebbero tuttavia di interventi di manutenzione straordinaria, e a causa di alcuni cedimenti dell'argine sul lato ovest si è recentemente verificato lo svuotamento di gran parte dell'acqua, che risulta ormai presente solo all'interno dei fossi e degli stagni che erano stati scavati come aree di emergenza (circa 5 ettari). Ciò ha avuto gravi ripercussioni sulla nidificazione di alcune specie di uccelli acquatici e potrebbe determinare una grave moria di fauna ittica, con possibili conseguenze molto gravi, come lo sviluppo di tossine botuliniche di tipo C, che può in breve tempo portare alla morte di migliaia di uccelli. Sono trascorsi ormai oltre tre mesi dalla prima segnalazione puntuale del problema fatta dal Centro di Ricerca, ma ad oggi l’incertezza sulle competenze e la mancanza di risorse hanno impedito che si ponesse rimedio a un così importante problema: stiamo parlando dell'area più rilevante della Toscana per la nidificazione degli uccelli acquatici».

«È antipatico sostenere che "lo avevamo detto" – continua l’intervento – ma il pressing di queste associazioni per attribuire le competenze in materia di parchi e riserve naturali alla Regione serviva proprio a questo: impedire il collasso del sistema delle aree protette, sul quale in passato erano stati fatti investimenti lungimiranti. Così non è stato, e il fatto di non aver previsto "norme ponte" per la gestione delle fasi transitorie rischia di consegnare all'oblio un patrimonio naturalistico e culturale straordinario e di grandi potenzialità per la crescita dei territori interessati. Ci auguriamo che il nuovo assessore regionale all'ambiente, Federica Fratoni, che ha già manifestato una posizione favorevole al passaggio delle deleghe su aree protette e biodiversità alla Regione (con recupero del personale tecnico amministrativo che finora se ne è occupato), ponga rimedio in tempi brevi a questa grave situazione».

«Ciò che davvero non vorremmo dover lamentare – concludono le associazioni – è l'affossamento o lo snaturamento del Centro di Ricerca e Documentazione, che anche in questa difficile situazione ha costituito un presidio prezioso, erogando servizi di qualità ai moltissimi visitatori italiani e stranieri che hanno visitato l'area protetta e intervenendo direttamente, con l'aiuto di numerosi volontari, per effettuare attività di manutenzione delle strutture e degli habitat. La conservazione della biodiversità rappresenta oggi un valore strategico e il fatto di disporre di una esperienza riconosciuta di buon livello come il Centro dovrebbe rappresentare un motivo di orgoglio».

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