Attenzione
Accoltellò il marito in casa condannata a cinque anni
L’uomo, 76 anni, che non si è costituito parte civile, al termine dell’udienza avrebbe voluto che la moglie tornasse a casa ed invece è andata in carcere
PESCIA. È stata condannata a cinque anni di carcere la donna settantenne di origine bosniaca, Sefika Mesic, che accoltellò il marito Mario Agnello, 76 anni, all'addome al culmine di una lite notturna nella loro casa di Pescia. L'episodio avvenne nella notte tra il 3 e il 4 marzo scorsi. La condanna ha concluso il rito abbreviato svoltosi giovedì scorso davanti al giudice per l'udienza preliminare di Pistoia Alessandro Buzzegoli. Il pm Luciano Padula aveva chiesto una pena di sei anni, quindi il giudice ha ritenuto che prevalessero alcune circostanze attenuanti emerse durante l'udienza.
In effetti il primo a voler ridimensionare quanto accaduto quella notte è stato proprio la vittima, Mario Agnello. Mentre attendeva la decisione del giudice, l'uomo ripeteva di non ricordare bene quelle ore: una discussione in piena notte con la moglie, poi il gesto di lei con il coltello in pugno, che quasi fortuitamente l'aveva ferito all'addome. Il giudice ha così ridotto di un anno la pena richiesta dal pubblico ministero, mantenendo però il capo di imputazione di tentato omicidio del coniuge.
Quella sera, in effetti, Agnello se la vide brutta. In un primo momento era riuscito lui stesso a chiamare i soccorsi. Ma il medico del 118 e i volontari scoprirono subito la grave emorragia interna in corso e l'uomo fu trasportato d'urgenza all'ospedale Cosma e Damiano di Pescia, dove venne sottoposto ad un delicato intervento chirurgico.
Al di la di quanto ha cercato di minimizzare il marito in aula, in realtà secondo i primi accertamenti fatti dalla polizia che intervenne nell’abitazione dei coniugi Agnello, marito e moglie, che abitano da soli nell'appartamento di Valchiusa (hanno una figlia, che però non risiede a Pescia), si trovavano in cucina. A un certo punto, dopo diversi minuti in cui si trascinava la discussione, la donna avrebbe fatto per allontanarsi e il marito l'avrebbe trattenuta con l'intento invece di proseguire nei chiarimenti. Sarebbe stato in quel momento che Sefica ha afferrato dal bancone della cucina un coltello con lama di ceramica di 20 centimetri e l'ha affondato nell'addome dell'uomo. Un fendente che non colpì organi vitali e per questo in un primo momento sembrava meno grave. In realtà la ferita aveva provocato una grave emorragia interna e in breve tempo l’uomo sarebbe morto se non fosse stato immediatamente sottoposto ad un intervento chirurgico e tenuto in coma farmacologico per alcuni giorni. Poi, per fortuna la ripresa e la non volontà di costituirsi parte civile contro la moglie. (f.c.)
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