Il Tirreno

Montecatini

«Un atto approvato senza documentazione»

Servizio riscossione: i 5 Stelle scrivono al prefetto per chiedere lumi sulla legittimità dell’affidamento

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BUGGIANO. Non si placa la polemica sulla questione dell’affidamento esterno del servizio riscossione tributi non pagati. A tenere alta l’attenzione sulla questione è il Movimento 5 Stelle, che annuncia anche di voler rivolgersi in prefettura per valutare la legittimità della procedura.

«La vicenda – scrive il movimento – è apparsa fin dall'inizio abbastanza confusa. In primis il documento o bozza di contratto non è stato reso disponibile all’opposizione, tant'è che il consigliere Giovannini, in vista del consiglio, si è recato negli uffici a chiedere delucidazioni, ricevendo spiegazioni non complete (veniva riferito di un obiettivo di riscossione del 50% con tariffa di servizio del 30%). La sera del consiglio il contratto non era ancora presente. Non conoscendo dati chiari e non avendo avuto la possibilità di capire di che tipo di contratto si trattasse, i consiglieri di opposizione si sono astenuti. Cosa avrebbero dovuto votare? Il Movimento 5 Stelle metteva in evidenza le numerose anomalie che presentava la questione ma, anziché rimandare la discussione, la maggioranza procedeva all’approvazione, agendo in modo decisamente irregolare».

«Durante il consiglio comunale – continua l’intervento – sono stati dichiarati verbalmente alcuni dati, risultati diversi rispetto al contratto stesso, nel quale mancavano anche alcuni riferimenti. La discussione è stata completamente omessa nel verbale della seduta, per cui risulta impossibile risalire a quanto dichiarato. Dietro richiesta in un secondo momento è stato finalmente inviato il contratto ai consiglieri. Se fosse stato consegnato regolarmente il documento e se tutto fosse stato chiarito con spiegazioni dettagliate non ci sarebbero stati fraintendimenti, e non sarebbe stato necessario inviare un'interrogazione da parte del M5S. Interrogazione presentata il 27 maggio con risposta datata 15 giugno».

«Dalla risposta ufficiale pervenuta – continua il Movimento – si può notare che i dati e le spiegazioni sono stati riferiti in modo incompleto e frettoloso, per stessa ammissione dell'impiegato. Questo fatto accaduto è piuttosto grave anche se sminuito dalla maggioranza. Si è trattato di una vera e propria forzatura procedurale: questo tipo di azioni è inammissibile e non aiuta certo a fare chiarezza. Da ciò si evince la deriva autoritaria sulla quale siamo avviati. Dietro la facciata della democrazia si nasconde di fatto uno strumento, come il consiglio comunale, vuoto e inutile. Laddove si dovrebbe creare la discussione, aprendo un confronto sui punti che riguardano il paese e gli interessi di tutti i cittadini, di fatto ci sono decisioni già prese. In effetti mancano veri incontri, tavoli o commissioni dove un argomento si potrebbe davvero trattare e discutere raggiungendo, in modo costruttivo, soluzioni condivise. Inoltre in molte occasioni i consiglieri di minoranza si trovano a veder consegnata la documentazione relativa solo al limite del tempo previsto, con ridotta possibilità di esaminare».

Insomma, sottolinea il Movimento, «se ci fosse la reale volontà di collaborare o rendere partecipe il resto del gruppo consiliare, come sarebbe giusto che fosse, lo si farebbe in modo diverso, più corretto», da qui la decisione di intervenire, rivolgendosi alla prefettura per chiedere se in questo caso le procedure risultano legali.

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