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La carrozzina arriva, ma è tardi

Roberto Grazzini

Montecatini: durante il funerale della donna la telefonata per informare che è disponibile

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MONTECATINI. Quando in una famiglia entrano la malattia ed il dolore non è facile andare avanti. Ci vuole tanta forza nel vedere una persona cara andarsene senza poter far nulla o quasi. L’unico pensiero è quello di poter quanto meno cercare di alleviarne le pene. È quanto Roberta Lazzeretti ha fatto per la propria madre, Giovanna Cantaloni, mancata di recente.

Ma pur prodigandosi al massimo non è comunque riuscita a dare quel sollievo che un malato terminale merita e non certo per colpa sua. Il perché lo spiega la diretta interessata, vittima dell’ennesimo episodio di malasanità o forse di cattiva burocrazia: «Il 12 maggio scorso – esordisce visibilmente amareggiata – con mia madre praticamente ormai inferma, costretta a letto e vittima di spasmi atroci, ho fatto regolare richiesta all’Asl per avere un materasso antidecubito, perché le piaghe iniziavano a essere evidenti, e una sedia a rotelle in modo da poter spostare la mamma, sia pur il minimo indispensabile. Il tempo passava, mia madre andava spegnendosi inesorabilmente però le mie richieste restavano inesaudite. Domenica 7 giugno, alle 15,30, la mamma ha esalato l’ultimo affannoso respiro e per lei, credetemi, è stata un’assoluta liberazione. Seguendo le volontà della defunta abbiamo deciso per la cremazione, da effettuare il martedì successivo, dopo la cerimonia funebre. Ma proprio mentre la bara stava entrando nel forno, il mio cellulare, colpevolmente, ma non del tutto, acceso, ha squillato. Dall’altro capo del filo una voce femminile mi ha informato che il materasso e la sedia a rotelle erano pronte per la consegna. A quel punto, vinta dallo sconforto e dall’amarezza, ho avuto solo la forza di dire che non erano più necessari visto che stavamo cremando mia madre proprio in quel preciso istante. L’imbarazzo dall’altro capo del filo è stato palpabile e la persona si è scusata dicendomi che loro era solo la ditta fornitrice del servizio e che l’Asl li aveva informati della mia richiesta appena due giorni prima. Francamente non mi interessa sapere di chi è la responsabilità dell’accaduto. Posso capire che esistano dei tempi tecnici da rispettare ma chi di dovere deve sapere che anche il malato merita il massimo rispetto».

«Mi auguro solo – chiude la figlia – che questo mio sfogo possa servire affinchè tali episodi non si ripetano più nei confronti di altre famiglie».

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