Il Tirreno

Montecatini

Sparano davanti ai bimbi

di Francesco Turchi e Marco Sabia
Sparano davanti ai bimbi

Commando con la pistola “accolto” a colpi di mitraglietta alle case popolari

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CERRETO GUIDI. Un commando in azione a caccia del nemico. Che si fa trovare pronto. Volano pallottole, in mezzo alle case, a due passi dai bambini che giocano e da intere famiglie che stanno cenando. Alla fine non c’è nessun ferito, ma restano tanti aspetti da chiarire. E una scia di terrore difficile da cancellare. Perché Stabbia non è il Far West. O almeno, non lo era. In sei mesi la tranquillità è stata uccisa dalla violenza.

Prima l’omicidio del 47enne Noureddine Marouki, ucciso a botte la notte di Capodanno. Ora la sparatoria che domenica sera ha sconvolto una comunità intera. Sull’episodio gli inquirenti mantengono il massimo riserbo. Ma in tanti hanno visto e quelle immagini sono ben scolpite nelle loro menti. Domenica, ore 20.30, piazza Tien An Men. Arriva una Fiat Punto (vecchio modello) di colore bordeaux. C’è una donna al volante, che rimane in macchina. Scendono due uomini, forse tre. Uno entra in un bar. Ha l’aria di chi cerca qualcuno. Dà un’occhiata e si allontana, estraendo la pistola. Il commando si dirige verso la vicina via Frullani, dove ci sono dodici case popolari. Partono una serie di colpi, almeno cinque. Forse di più. Poi i tre salgono velocemente sulla Punto, che parte a tutta velocità, in direzione Empoli.

I testimoni sono sconvolti. Si è sparato a Stabbia. Ad altezza d’uomo, come dimostra lo specchietto di una macchina parcheggiata, mandato in frantumi da una pallottola. Arrivano i carabinieri per i rilievi. E sull’asfalto spuntano bossoli di almeno due armi diverse: una pistola e una mitraglietta. Chi ha sparato prima non si sa e toccherà alle indagini chiarirlo. Ma sul fatto ci sia stato un conflitto a fuoco non ci sono dubbi. Probabilmente è il risultato di un regolamento di conti. Sull’asfalto non ci sono tracce di sangue. Gli uomini sono saliti velocemente in auto e nessuno ha dato l’impressione di essere ferito.

Ma chi cercavano quei soggetti? Le indagini sono in corso e le piste sono diverse. Tra queste ce n’è una che porta a un uomo già noto alle forze dell’ordine, che attualmente si trova ai domiciliari nelle case popolari. Da dove sono partiti dei colpi. Questa persona è stata subito sentita dai militari, che nel frattempo stanno anche passando al setaccio tutte le immagini riprese dalle telecamere della zona, a caccia di indizi utili per risalire ai 3-4 membri del commando.

Intanto il giorno dopo la gente ha poca voglia di parlare davanti ai taccuini ma a “microfoni spenti” non nasconde tutta l’amarezza mista a paura.

C’è già chi sta lavorando a una raccolta firme per chiedere maggiore sicurezza, sull’onda della sensazione che si sia arrivati al culmine, con la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso: «Tra la piazza e le case popolari - racconta un testimone - c'erano dei bambini che stavano giocando. È stata una scena incredibile. Quello armato di pistola avrà avuto quarant’anni, è italiano e ha i capelli ricci».

In pochi secondi la tranquillità di Stabbia è stata spazzata via dalle raffiche: «Un proiettile ha preso in pieno lo specchietto destro di un'auto, una Ford bianca, in sosta davanti ad alcuni fondi commerciali sfitti. Si è rischiata una strage. Poi la macchina ha fatto una manovra secca, ha sgommato e se n'è andata via, lasciandoci di sasso».

Tre minuti di terrore che hanno lasciato il segno: «La sparatoria è veramente il massimo - sbottano i residenti - non è una situazione che si può tollerare. Noi qui vogliamo soltanto vivere tranquilli: non chiediamo più di tanto, soltanto un po' di sicurezza».

Parole pienamente condivise dal sindaco Simona Rossetti (che tra l’altro abita a pochi metri dal teatro del conflitto a fuoco), che nel pomeriggio di ieri ha anche avuto un incontro con i carabinieri, dopo che a fine aprile aveva avuto rassicurazioni direttamente dal prefetto Varratta di un maggior numero di controlli sul territorio per cercare di fermare l’emergenza furti e rapine: «Sono molto amareggiata. Un conto sono le emergenze dovute a fattori meteorologici, sanitari o di altro tipo che abbiamo dovuto affrontare negli ultimi tempi (tornado, meningite, scabbia, fabbrica a fuoco, incidente mortale sul lavoro, tutto in nove mesi) e che non dipendono da nessuno. In questo caso la situazione è ben diversa: questa gente deve darsi una regolata, non si può permettere che venga messa a repentaglio la vita dei cittadini in una strada o in una piazza pubblica. Le conseguenze avrebbero potuto essere gravissime. Per noi la sicurezza delle persone viene prima di tutto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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