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Centrale idroelettrica, rischio allagamenti e il progetto non c’è

di Maria Salerno
Centrale idroelettrica, rischio allagamenti e il progetto non c’è

Già raccolte oltre 400 firme dei residenti contrari all’impianto  da costruire lungo il fiume Pescia

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PESCIA. «I pesciatini contro la centrale idroelettrica e i proprietari dei terreni espropriati devono subire i soprusi della politica di chi ha già deciso dall'alto». Inizia così la lettera aperta di Monica Bindi, figlia del titolare dell'azienda florovivaistica Bindi, che qualche settimana fa ha ricevuto, come altri, dal Comune di Pescia una richiesta di autorizzazione alla costruzione dell'impianto idrolettrico sul fiume Pescia e della relativa strada di accesso sul terreno dove sorge la sua attività.

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La Bindi spiega come per la costruzione di tale centrale si renda necessario espropriare i terreni di aziende agricole attive, oltre ad eliminare un'antica gora che faceva parte di un sistema idrico non solo agricolo ma che serviva alle varie manifatture pesciatine, «al suo posto verrà costruita una strada di 5 metri - denuncia la Bindi - c'è da chiedersi, quando piove un po' di più, dove andranno a finire le acque piovane? Forse allagheranno i terreni? Ma i danni non si limitano, si costruisce una centralina che dovrebbe essere sottoposta alla valutazione d'impatto acustico, a ridosso del muro della vecchia filanda abbattendo piante storiche. Forse il problema riguarda l'inquinamento elettromagnetico? E i rumori chi le deve sopportare?».

La signora Bindi annuncia, poi, che nel giro di soli 10 giorni sono state raccolte 400 firme contro la costruzione della centrale. «Ma non servirà a niente perché i cittadini non contano niente - commenta sfiduciata - vedi la costruzione del parcheggio davanti l'ospedale, nessuno lo voleva ma lo hanno fatto lo stesso. Da alcuni ci siamo sentiti rispondere che sono favorevoli alle energie pulite, così si diminuiscono i veleni. Peccato che la centrale non viene costruita proprio davanti casa loro e, se non sbaglio, l'economia principale di Pescia è proprio il florovivaismo, e i veleni non sono pericolosi e sono consentiti dalla legge, se si pensa così possiamo far chiudere, non solo il mercato dei fiori, ma anche i grandi vivai, peccato che vanno sempre a colpire proprio le piccole aziende che già hanno difficoltà con la crisi economica in cui ci ritroviamo».

Resta, poi, la preoccupazione nei confronti di un progetto che nessuno sembra avere ancora preso in visione. Almeno i cittadini.

«Il progetto si fa fatica a reperirlo - continua la Bindi - A noi però hanno dato solo 30 giorni per fare le osservazioni, e i tempi stanno per scadere. Il sindaco aveva promesso un altro incontro con i proprietari agli inizi di giugno per informarci dell'incontro che avrebbe fatto in provincia ma non sappiamo più notizie. Ovviamente, questo non interessa a nessuno, o solo a pochi e ai diretti interessati che sono completamente impotenti davanti al fatto compiuto. Ma che razza di paese è questo, comanda solo il potere, gli interessi, i sotterfugi, visto che già dal 2013 sapevano di questa centrale, e i cittadini onesti che pagano le tasse, anche sui terreni agricoli, non hanno neppure il diritto di mantenersi la loro terra che hanno lavorato e stanno lavorando con fatica. Meno male che si vuole incentivare l'agricoltura».

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