Sicurezza
Manca un’autorizzazione, non partono i lavori per togliere l’eternit
Montecatini: il condominio vicino all’ex cinema teme dei danni e senza una fidejussione non farà montare i ponteggi
MONTECATINI. Come un’araba fenice ogni volta che l’amianto sembra a un passo dallo sparire dall’ex-cinema Adriano, i lastroni di eternit della copertura rinascono dalle proprie ceneri. Quel pasticciaccio brutto di via Scannavini (ma anche di via San Martino) non è ancora finito, anzi. Una situazione che rischia di avvitarsi su se stessa in un rimbalzo di responsabilità che giocano con la salute, messa a rischio da un tetto da 600 metri quadri pieno di buchi e ulteriormente danneggiato dalla bufera di vento di marzo. Il cronoprogramma degli interventi di smantellamento e smaltimento dell’amianto comunicato dalla proprietà dell’ex cinema al Comune è stato disatteso.
La colpa morì fanciulla, ma sicuramente fa parte di una vicenda che si trascina da anni tra carte bollate e rattoppamenti improvvisati, che non riescono mai a mettere una pietra (anzi, una nuova copertura a norma) sopra. A bloccare i lavori sembra essere stato un tettuccio del condominio di via Scannavini con vista-amianto, adiacente alla copertura del cinema, dove si sarebbero dovuti montare i ponteggi necessari agli operai per poter lavorare. Il condominio avrebbe infatti posto alcune condizioni all’utilizzo di quel tetto (che, ovviamente, non è in eternit). A spiegarcelo sono due delle residenti (abbiamo più volte lasciato messaggi in segreteria all’amministratore dell’immobile, ma non siamo mai stati ricontattati).
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«Il tetto dove la proprietà dell’Adriano vorrebbe montare i ponteggi – dicono Cristina Godio e Silvia Palamidessi – lo abbiamo rifatto alcuni anni fa a nostre spese, dopo che le piogge che cadevano a scroscio dalla copertura del cinema lo avevano sfondato, facendo allagare il corridoio condominiale. Con la proprietà del cinema siamo anche andati in causa e abbiamo vinto. Se permettete, ora non ci fidiamo più e vogliamo precise garanzie». Tanto più che lo scorso novembre, sempre a causa delle infiltrazioni provenienti dai muri attigui dell’Adriano, sono caduti diversi metri quadrati di intonaco (ormai ammuffito) sulle scale.
«Tramite l’amministratore – continuano le due donne – abbiamo allora chiesto una fidejussione a garanzia degli eventuali danni che si potrebbero verificare sulla nostra porzione di tetto. E vogliamo avere anche tempi certi d’intervento, per non ritrovarci i ponteggi montati per chissà quanto tempo, magari fino a quando non ricostruiranno la copertura definitiva dell’ex cinema». Inoltre, nessuno avrebbe fatto i conti con il fatto che il cortile interno del condominio è di proprietà di un altro soggetto ancora (la società Labar), che non sarebbe stato interpellato nonostante il passaggio da tale area è praticamente obbligato per poter svolgere i lavori.
Come risultato si è bloccato l’intero procedimento, con buona pace del cronoprogramma inviato in Comune. «Possibile – concludono Godio e Palamidessi – che l’unico modo per bonificare l’Adriano sia passare dal nostro tettuccio? Non potrebbero intanto cominciare i lavori dai ponteggi che danno su via San Martino? Il Comune alzi la voce, altrimenti ci penseremo noi con un esposto».
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