Sicurezza
Una fiaccolata di solidarietà per Andrea Cisternino
Alla manifestazione di Lamporecchio anche il fondatore del canile incendiato in Ucraina
LAMPORECCHIO. Ryan si guarda intorno, smarrito. Ryan non è un cane qualunque: è uno dei tanti cani disabili che, a causa delle torture subìte dai “dog hunters” ucraini, ha perso l’uso delle zampe posteriori, riuscendo comunque a muoversi con incredibile velocità grazie all’aiuto di un carrellino.
Andrea Cisternino, fotoreporter che dal 2012 denuncia i massacri in Ucraina, lo ha salvato e gli ha dato in Italia una nuova vita, affidandolo alle cure amorevoli di Angela e Valter. Ryan è stato il cane simbolo della fiaccolata organizzata da “il Rifugio onlus” di Lamporecchio , che si è tenuta sabato sera per le vie del paese.
E alla testa del corteo, a guidarlo silenziosamente, c’era proprio lui, Andrea Cisternino. “Queste sono le nostre vittorie”, ha detto, commosso, vedendo Ryan. È stata una giornata molto lunga, quella di sabato, per Cisternino. Nel primo pomeriggio, infatti, è stato accompagnato da Luana Ferradini, presidente de “il Rifugio”, al Canile Hermada di Montecatini, il cui consiglio direttivo e volontari del canile e membri di Liv Toscana lo hanno accolto con affetto, accompagnandolo nella visita della struttura e donandogli le offerte raccolte. La sera è stata poi la volta della fiaccolata di solidarietà.
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Molti i partecipanti accompagnati dai loro cani, che hanno sfilato per le vie di Lamporecchio portando in mano una fiaccola, un palloncino con su scritto il nome degli animali che hanno perso la vita nell’incendio del 12 aprile o un foglio con l’hastag #iostoconAndrea. Il gruppo si è fermato in piazza Berni, di fronte al maxi schermo istallato per l’occasione, che ha trasmesso il filmato girato da Cisternino subito dopo il rogo.
Anche Alessio Torrigiani, sindaco di Lamporecchio, lo ha salutato con affetto, ribadendo il sostegno e il supporto di tutta la comunità per una causa nobile e giusta. Guardando le immagini, nel silenzio totale, infatti, non è stato difficile capire perché Cisternino abbia deciso di combattere per aiutare i randagi di Kiev. Ed è proprio lui a spiegarcelo con le sue parole.
Andrea, cosa l’ha portata alla costruzione del “Rifugio Italia” a Kiev in Ucraina?
Sono sempre stato animalista, ma la mia vita, in corso d’opera, ha avuto un’evoluzione. In Ucraina ho assistito a delle violenze assurde e gratuite ai danni degli animali. Ma ciò che mi ha fatto capire che la mia missione era quella di salvare delle vite, è stato vedere i cani durante l’agonia, in mezzo al sangue e al fango. Perché nonostante il dolore e la sofferenza, mentre morivano, nei loro occhi non c‘erano odio né disprezzo. Quegli occhi chiedevano soltanto aiuto.
Qual è, secondo la sua esperienza, la situazione dei cani randagi in Ucraina?
Il randagismo, come in molti altri Paesi d’Europa e non solo, è una piaga sociale e i massacri di cani sono sempre esistiti. In Ucraina, però, è stato proprio in occasione degli Europei di calcio 2012 che il fenomeno delle stragi di cani randagi è apparso agli occhi del mondo con tutta la sua brutalità. Michel Platinì, presidente dell’Uefa, non ha fatto niente per evitare che queste uccisioni di massa avvenissero, anzi le ha supportate. Ed io ho preso la mia macchina fotografica che, come mi disse Mario Nodari, è l’arma più potente di tutte. Ho messo così la mia professione, la mia arte, al servizio di una causa per me fondamentale. Dal 2009 al 2013, infatti, le statistiche parlano di 250.000 cani uccisi.
Andrea, la sua presenza in Ucraina non è vista da tutti di buon occhio e l’incendio, in cui sono morti 69 dei suoi cani, ne è una prova. Cosa accadrà adesso al “Rifugio Italia”?
Io sono la spina nel fianco di Janukovich, ex Presidente dell’Ucraina, e dei dog hunters. Molti in Ucraina mi odiano, ma a me non interessa. Io ricostruirò il “Rifugio Italia”, anzi lo amplierò. Infatti non sarà più soltanto destinato ai cani e ai gatti, ma anche ai cavalli, per la creazione di progetti appositi per bambini. E già nei prossimi giorni arriverà materiale per iniziare la ricostruzione.
Andrea, è da mesi che non va nel centro di Kiev, se non accompagnato da una guardia del corpo. Pensa mai a come sarebbe stata la sua vita se non avesse denunciato i massacri di cani in Ucraina?
Per natura non scelgo mai la via più facile. Se avessi visto ciò che ho visto e me ne fossi andato, mi sarei sentito sporco. Non avrei mai potuto tradire quegli animali. E la cosa più naturale, per me e per mia moglie Vlada, è stata salvare delle vite.
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