Attenzione
I parti delle straniere al Cosma e Damiano
Uno studio di Paola Del Chiaro ha permesso di appurare che l’assistenza alla nascita è ottima
PESCIA. Il dramma dell'immigrazione, le difficoltà del lavoro, il disagio dell'inserimento sociale ed infine l'angoscia della gravidanza e l'ansia del parto. Tante donne, tante storie. Ma quando loro incontrano una mano tesa ed il sorriso di chi voglia aiutarle, prende corpo la fiducia e la volontà di superare ogni ostacolo per le creature che portano in grembo.
Se questa è la cronaca di un'emergenza umanitaria, in una realtà di provincia come quella pistoiese - non unica comunque in Toscana - i riscontri medici sono l'altra faccia della medaglia: l'assistenza alla gestazione ed alla nascita si dimostrano agli stessi livelli di qualità ed efficienza fra donne italiane e straniere. E' una delle conclusioni cui giunge un interessante studio, a firma Paola Del Chiaro, sui parti di donne straniere all'Ospedale "Cosma e Damiano" di Pescia. Emergono due dati tecnici importanti: buona percentuale di partoanalgesie e percentuale di tagli cesarei simile fra italiane e straniere.
«Questo - si legge in particolare - può significare che la maggior parte delle donne d'origine non italiana è perfettamente integrata nel contesto sociale. Inoltre, risulta ben informata, partecipa a tutti i corsi pre-parto, eseguendo anche le indagini cliniche ostetrico - ginecologiche necessarie.
Significativa è, d'altra parte, la situazione regionale: negli ultimi dieci anni, il numero di parti di donne straniere è più che raddoppiato, passando da 3461 nel 2001 a 8417 nel 2012 ovvero il 27% dei parti in Italia, come a dire un bambino su quattro. Il 96,1% delle madri straniere proviene dai Paesi a forte pressione migratoria e solo il 3,9% dalle nazioni a sviluppo avanzato. Rispetto alla italiane, le prime sono più giovani in media di cinque all'epoca del primo parto. Presentano, inoltre, un livello di scolarizzazione più basso ed hanno solitamente un maggior numero di figli. Ormai raramente anche le donne straniere accedono al punto nascita senza aver effettuato nessun controllo in gravidanza, spesso però si rivolgono al consultorio un po' più avanti nella gestazione, pertanto - si evince dal protocollo dell'Asl 3 - vengono subito prese in carico dagli operatori che cercano di rimediare effettuando e facendo effettuare loro a breve termine gli accertamenti già dovuti. Le donne straniere ben integrate, che parlano e capiscono bene l'italiano, accedono al percorso nascita normalmente, come tutte le altre donne. A livello consultoriale vengono riservati appuntamenti a donne cinesi, albanesi, arabe nell'orario dello sportello fisso della mediatrice culturale relativa alla propria etnia. In particolare, in Valdinevole risiedono molte donne provenienti dal Senegal, c'è la possibilità di attivare operatrici di madrelingua inglese. La gravidanza se a basso rischio viene seguita come per la donna italiana dall'ostetrica altrimenti la donna è presa in carico dal ginecologo del consultorio. «Il dopo parto - così continua - è un momento delicato dove l'assistenza è fondamentale . Vi è quindi un'offerta attiva con visite domiciliari, se la donna ha la residenza nel territorio aziendale (come del resto per tutte le donne) o ambulatoriali se fuori territorio da parte dell'ostetrica e poiché nel consultorio vengono organizzati anche corsi dopo parto si cerca di incoraggiarne la frequenza. Di particolare rilievo è la presa in carico della neo mamma durante il puerperio: attraverso il consultorio la donna può ricevere a casa la visita dell'ostetrica che l'aiuta ad affrontare tutti quei piccoli problemi che incontra nel quotidiano: dai piccoli disturbi del dopo-parto, all'allattamento e alla cura del neonato».
«E' innegabile - conclude Paola Del Chiaro - che dal confronto e dallo scambio culturale non possa che derivare un miglioramento dell'assistenza alla nascita».
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