Sicurezza
Gli ex amministratori: «Non c’è alcun buco nei conti del Comune»
«Si fa una gran confusione tra crediti non riscossi e debiti Una furberia per passare da salvatori della patria»
PESCIA. «Operazione pulizia? No, operazione furberia»: a ribattezzare con una punta di sarcasmo l’operazione recentemente annunciata dalla giunta Giurlani di ripulitura dei conti del Comune è il consigliere, nonché ex vicesindaco, Oliviero Franceschi, secondo cui dietro i toni drammatici che hanno accompagnato la notizia di un disavanzo complessivo vicino agli 11 milioni di euro si celerebbe nient’altro che un’astuzia politica.
«Il tentativo astuto di far passare per debiti i quasi 10 milioni di euro di crediti che sono rimasti da incassare per una serie di motivi ancora tutti da chiarire – spiega Franceschi – serve a far credere ai cittadini di essere bravi a risollevarsi dal fondo. È totalmente al contrario: questi sono soldi da incassare e non da pagare».
Secondo la giunta Giurlani, nonostante il lavoro importante fatto negli ultimi due, tre anni i conti del Comune di Pescia non erano in sicurezza e aveva ragione la Corte dei Conti a esprimere preoccupazioni e perplessità. Per metterli in sicurezza, la giunta ha dovuto appostare un enorme fondo a copertura dei crediti, di oltre 7 milioni di euro. Ma non in virtù della «necessaria operazione verità sui conti dell’Ente» annunciata dal sindaco Oreste Giurlani già in campagna elettorale, ma per quell’armonizzazione contabile che, da gennaio di quest’anno, è diventata realtà in tutte le amministrazioni d’Italia.
I crediti non sono debiti e se “esigibili” è corretto che vengano messi a bilancio. Quindi per Franceschi l’operazione verità era già avvenuta prima, in sede di cancellazione di oltre 7 milioni di residui attivi, somme quelle che realmente non sarebbero mai rientrate nelle casse comunali. La puntualizzazione viene confermata anche dall’ex titolare del bilancio, Oria Mechelli, che specifica come siano le «nuove regole contabili a prevedere la creazione di un fondo in base alla percentuale dei crediti non riscossi negli ultimi 5 anni, percentuale che nel caso di Pescia è molto alta, ecco perché il fondo diventa così corposo (fondo che viene fuori dal riaccertamento straordinario cui va sommato il disavanzo precedente dando quasi 11 milioni). Questo riguarda tutte le amministrazioni, non solo Pescia, che il legislatore ha assimilato alle aziende e per evitarne il fallimento ha consentito loro di spalmare la somma che viene fuori da quest’operazione in 30 anni, per non ingessare il bilancio e consentire un rimborso più graduale delle somme dovute. Si tratta di una misura straordinaria che devono fare tutti i comuni, il prossimo riaccertamento dei residui probabilmente avverrà tra 20 anni».
Quindi, non sarebbe mancata nessuna volontà politica per fare quest’operazione prima, semplicemente mancava la legge: «L’assessore Peria è stato molto bravo e io lo stimo molto – ha sottolineato Mechelli – ma quando c’ero io al suo posto non avevo uno strumento legislativo che mi consentiva di fare un piano di rientro in 30 anni e non era neanche in vigore l’armonizzazione contabile. Il fondo che creammo era, comunque, superiore rispetto a quello che prevedeva la legge di allora».
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