Il Tirreno

Montecatini

amore malato

Stalker arrestato sotto casa della vittima

di Luigi Spinosi
Il vicequestore Corrado Mattana
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Il vicequestore Corrado Mattana

Montecatini: «Quella donna deve amare solo me, a costo di farglielo capire a suon di botte», dice agli agenti che lo hanno appena fermato

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MONTECATINI. Quando la polizia lo ha fermato non si è nemmeno preoccupato di nascondere le sue intenzioni: quella donna doveva amare solo lui, a costo di farglielo capire ricorrendo alla violenza. Parole come macigni che questa persona ha candidamente riferito agli agenti (un po’ come se un rapinatore, parlando con un poliziotto, si mettesse a descrivere il colpo in banca che ha intenzione di fare).

«Un persecutore vittima della sua stessa ossessione»: così il vicequestore Corrado Mattana ha descritto lo stalker fermato la notte tra martedì e mercoledì a Montecatini, e il cui arresto è stato convalidato ieri dal Gup (il quale ha anche disposto il divieto di avvicinamento a meno di 100 metri dalla donna oggetto della sua ossessione e dai luoghi da lei frequentati).

Un ’operazione partita quasi per caso. Una delle tre pattuglie impegnate nei controlli notturni stava passando da via dei Martiri, quando è stata fermata da una donna, che chiedeva aiuto. Erano circa le 3 del mattino e la donna era uscita da un locale dove si trovava con degli amici. Era stata costretta a farlo dopo che nello stesso posto si era presentato il suo ex, l’uomo che da lungo tempo la perseguitava. Sempre lui aveva poi continuato a pedinarla, una volta uscita dal locale. Da qui la richiesta di soccorso alla polizia. Gli agenti hanno allora avvertito altre due pattuglie: una si è messa alla ricerca dell’auto utilizzata dall’uomo nel pedinamento (un’auto dalla targa straniera, anche se lo stalker è, come la sua vittima, italiano). L’altra pattuglia si è spostata a casa della donna. E proprio lì sotto gli agenti hanno “beccato” il persecutore, che appunto in quella circostanza ha candidamente confessato i suoi “sentimenti” e le sue intenzioni.

È stata così ricostruita la storia di questa lunga persecuzione. I due (lui un 45enne di Pescia, lei una 47enne) avevano convissuto per un paio di anni, ma da subito l’uomo aveva mostrato i segni di una possessività e di una gelosia al di là del tollerabile («Esercitava un cupo dominio», spiega il vicequestore), al punto che la donna aveva deciso di rompere il rapporto, e anche di cambiare lavoro e casa, pur di sfuggire alle sue persecuzioni. Tutto inutile, l’ossessione dell’uomo ha continuato a manifestarsi tra pedinamenti, appostamenti sotto casa e nel luogo di lavoro, telefonate, sms, messaggi sui social network. E non sarebbero mancate nemmeno le botte, mai denunciate dalla donna, ma confermate da diversi referti medici. Botte per le quali l’uomo avrebbe anche utilizzato un manganello (poi rinvenuto durante la perquisizione nella sua casa).

Insomma un incubo proseguito sino a quel casuale incontro con la polizia.

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