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Leopoldine ferme per colpa della Regione

David Meccoli
Leopoldine ferme per colpa della Regione

L’ex amministratore della Spa di Montecatini, Fabrizio Raffaelli, si toglie i “macigni” dalle scarpe e conferma di aver presentato querela contro la delibera. "Silurato anche Sassoli"

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MONTECATINI. «Io ho rispettato tutti gli impegni presi con i soci ed eravamo pronti a far ripartire i lavori alle Leopoldine entro febbraio. Poi, però, qualcuno ha bloccato tutto». Ora che si definisce una specie di “profugo”, l’ormai ex amministratore unico delle Terme Fabrizio Raffaelli parla a briglia sciolta (con tanto di querele) e non è difficile individuare il soggetto su cui si concentrano i suoi strali: «I rapporti con l’assessore regionale Sara Nocentini? Mercoledì in assemblea mi voleva dare la mano, le ho consigliato di metterla prima sulla coscienza…». E poi c’è quell’incontro con l’archistar Massimiliano Fuksas nel quale si viene a sapere che i costi alle Leopoldine sono lievitati nel 2011, quando dall’azienda è partita la richiesta di modifiche al progetto.

La ripresina. Volendo partire dalla fine, l’ultimo atto di Raffaelli è stato il bilancio 2014, che ha chiuso con una perdita di 711mila euro, in parte mitigata dalla vendita del teatro Verdi («Altrimenti sarebbero stati oltre 2 milioni»). Gli introiti sono calati del 3% (-167mila euro), con un recupero della clientela assistita e un peggioramento dei paganti a causa della crisi russa. Maluccio il segmento benessere, mentre sono migliorate sensibilmente le entrate dovute alla concessione di spazi a terzi («A costo di essere impopolare ricordo che le Terme non sono una onlus»). Segnali positivi dal margine operativo lordo, che nel 2013 è stato abbattuto di 730mila euro e nel 2014 di altri 400mila. E i contratti di solidarietà hanno portato l’incidenza dei costi del personale dal 72 al 67%.

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I tre indirizzi. «Fin dal luglio 2013 – spiega Raffaelli – i soci mi avevano chiesto di impegnarmi su tre fronti: la riattivazione del mutuo, la ripartenza dei lavori alle Leopoldine, il miglioramento della gestione aziendale. Tre obiettivi che posso dire di aver ampiamente raggiunto. Lo scorso dicembre, infatti, eravamo pronti per far ripartire il cantiere alle Leopoldine nel giro di un paio di mesi. Poi l’assemblea dei soci ha rimandato tutto a data da destinarsi. La sensazione è quella di aver perso due anni, di essere arrivato al traguardo per poi sentirsi dire: fermo, guarda che abbiamo scherzato».

Storia di un mutuo. Raffaelli si lancia quindi in una lunga requisitoria sul mutuo del pool di banche, ancora fermo ai box. «I suoi vincoli capestro esistono fin dal 2008. Noi eravamo riusciti a ottenere alcune condizioni migliorative e a far scendere il tasso al 3,5%. Il 24 novembre eravamo pronti e ho sottoposto il testo definitivo all’assemblea dei soci per avere l’autorizzazione a sottoscrivere il nuovo accordo. Ma non è mai accaduto».

La perizia 3. Quindi secondo Raffaelli due degli obiettivi indicati dai soci erano stati raggiunti («I conti in due anni erano migliorati del 33% e il mutuo era pronto per essere firmato»). Restava la terza condizione: la ripartenza del cantiere Leopoldine. «A gennaio 2014 abbiamo pagato gli ultimi 420mila euro all’architetto Fuksas e successivamente ci ha mandato la perizia 3 dei lavori, che da 10,5 milioni scendeva a 8,5, ma prevede un cambiamento radicale del programma che veniamo a sapere è stato chiesto dalla committenza (ovvero le stesse Terme) nel 2011: se inizialmente l’acqua termale era prevista solo nella vasca esterna (e il resto in acqua dolce), ora ci sarà ovunque, e c’è poi tutta la parte benessere all’interno dell’edificio. Mi sono incontrato nei mesi scorsi con Fuksas e lui era arrabbiatissimo perché si vedeva attribuite responsabilità che non riteneva di avere».

Conti finali. In definitiva Raffaelli calcola che restano 18,6 milioni per fare piscina, spogliatoi e restauro più altri 4 per concludere l’intero complesso in una seconda fase. «Con il mutuo sarebbero arrivati 8,3 milioni, 1,7 dal residuo dell’aumento di capitale, 2 dal finanziamento dalla ditta degli impianti, 5 dal Cipe, uno da un ulteriore abbattimento dei costi». E poi c’è l’alienazione degli immobili. «Insomma – dice Raffaelli – eravamo coperti e pronti per partire con i lavori».

Il patatrac. «A un certo punto, però – racconta Raffaelli – in Regione è cambiato qualcosa: hanno scelto di sostituire il consulente (e Giancarlo Sassoli si è dovuto dimettere) e avviato una sorta di commissariamento dell’azienda. Io ho risposto che non ci stavo e che sarei arrivato fino in fondo al mio mandato e che il nuovo consulente (a proposito, Arabella Ventura da un mese non si vede in società) non lo avrei certo nominato e pagato io, casomai la Regione. Da febbraio ho interrotto tutte le comunicazioni con Firenze e due giorni fa ho depositato una querela contro chi sarà individuato responsabile della delibera lesiva nei miei confronti (oltre a riservarmi una eventuale azione civile). Hanno cercato un capro espiatorio, ma nel 2008 non c’ero certo io a decidere».

E ora che farà? «Ancora non lo so, ma sicuramente lo farò lontano da Montecatini».

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