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La Caritas torna in Bosnia nel segno della solidarietà

La Caritas torna in Bosnia nel segno della solidarietà

PESCIA. Riallacciare un legame interrotto 12 anni fa e sensibilizzare il territorio affinché si concepisca un programma di interventi concreti verso una realtà che versa ancora in gravi difficoltà....

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PESCIA. Riallacciare un legame interrotto 12 anni fa e sensibilizzare il territorio affinché si concepisca un programma di interventi concreti verso una realtà che versa ancora in gravi difficoltà. Questi i due obiettivi principiali di “Ritorno in Bosnia”, progetto di gemellaggio comunitario lanciato dalla Caritas Diocesana di Pescia e presentato alla sede della Pubblica Assistenza Avis di Buggiano.

Quella di Pescia è stata infatti una delle prime Caritas Diocesane italiane a rendersi immediatamente disponibile per fornire assistenza alle popolazioni reduci dalla sanguinosa guerra che tra il 1992 e il 1995 ha afflitto e piegato i Balcani, ma nel 2002 i rapporti d'amicizia con Sarajevo erano stati sospesi. Si arriva quindi all'autunno 2013, quando, grazie alla collaborazione con la Caritas di Volterra che invece aveva proseguito il lavoro in terra bosniaca, è partita l'idea di riprendere il discorso da dove era stato interrotto: «Il nostro primo impegno è stato quello di organizzare un campo internazionale di volontariato sul territorio nell'agosto scorso – spiega il responsabile formazione e responsabile attività giovanili Antonino Ruggiero – i cui programmi di viaggio sono stati scossi dalla drammatica alluvione che nella primavera 2014 ha ulteriormente messo in ginocchio un'ampia zona del paese. Con il Gruppo Giovani e i referenti di Caritas Italiana a Sarajevo, abbiamo quindi studiato un programma di interventi per portare, per quanto ci era possibile, un aiuto concreto».

Il viaggio, che ha portato alla pubblicazione di un libro fotografico e alla registrazione di un cortometraggio realizzato dal fotografo Dante Farricella, ha lasciato nel cuore dei 14 partecipanti emozioni e sensazioni indimenticabili: «È stata un'esperienza intensa che rifarei anche domani – dice Domenico – tra gli incontri che più hanno colpito c'è senza dubbio quello con un sopravvissuto di un campo di concentramento croato».

Come detto però il campo di volontariato è stato solo il primo step, perché la Caritas sta già programmando le attività per dare continuità a questo gemellaggio: «I danni dell'alluvione sono stimati in circa 3 miliardi, per cui il sostegno economico, seppur importante, è una goccia nell'oceano – conclude Ruggiero –e abbiamo deciso di collaborare con il Comitato Interreligioso di Sarajevo che da anni svolge un lavoro di affiancamento e assistenza ai bambini orfani».

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