La manifestazione
Mefit: indagati due dei cinque licenziati
Il ricorso contro la sentenza che obbligava al loro reintegro nell'azienda di Pescia si baserà anche sulla presenza di un’inchiesta per peculato
PESCIA. Due dei 5 dipendenti dell’ex Comicent, licenziati nel marzo del 2013, indagati per falso e peculato per fatti avvenuti nel corso del rapporto di lavoro alle dipendenze dello stesso Comicent. La notizia è contenuta nel comunicato ufficiale che l’azienda speciale Mefit ha diffuso venerdì, in risposta alla sentenza emessa dal giudice del lavoro del tribunale di Pistoia, che prescrive l’annullamento dei licenziamenti e il reintegro immediato dei lavoratori nel posto di lavoro.
Secondo l’amministrazione del Mefit, nel prendere la sua decisione, il giudice non ha attribuito nessuna rilevanza al coinvolgimento di due dei ricorrenti in tale processo «in quanto tali fatti sarebbero emersi solo in epoca successiva alla risoluzione del rapporto di lavoro e dunque non l’avrebbero provocata».
Da fonti ufficiali, emergerebbe che gli stessi reati sarebbero stati commessi negli anni 2012 e 2013. Secondo le ipotesi dell’inchiesta, i dipendenti approfittando del ruolo svolto all’interno del consorzio, si sarebbero appropriati illecitamente di diverse somme di denaro. Somme dovute al consorzio Comicent da parte di aziende e società iscritte allo stesso e che invece venivano accreditate su conti correnti intestati ai due dipendenti. Gli stessi, poi, per assicurarsi profitto e impunità avrebbero alterato una serie di fatture apponendovi il timbro del consorzio e recapitandole alle aziende frodate.
Oltre alle pesanti ripercussioni economiche sull’azienda, dunque, nonché sullo stesso Comune di Pescia, l’amministrazione del Mefit ha indicato anche “i gravi fatti di reato ipotizzati a carico di taluni dei ricorrenti” tra le ragioni che non lasciano alternative all’azienda speciale se non quella di opporsi alla decisione del giudice. A contrastare qualsiasi azione legale nei confronti di questa decisione è, invece, il gruppo consiliare d’opposizione un’Altra Pescia. Ieri, il capogruppo Oliviero Franceschi ha preparato una mozione con la quale intende chiedere al consiglio comunale di negare il consenso a ricorrere, e cominciare piuttosto a lavorare perché venga attuata «un sereno rientro dei lavoratori».
«Questi accadimenti – scrive Franceschi – se non gestiti con equilibrio porteranno un danno economico e perfino alla possibile chiusura del Mefit, cosa impensabile per l'economia pesciatina. Per questo chiedo al consiglio di esprimersi su queste chiare richieste». Secondo indiscrezioni, non confermate da fonti ufficiali, le voci di una possibile chiusura dell’azienda speciale Mefit in realtà sarebbero nell’aria già da prima che uscisse la sentenza sui 5 dipendenti licenziati, e con la stessa avrebbe poco o nulla a che vedere. Non è un segreto che nonostante gli sforzi per mantenere i bilanci in attivo, l’azienda speciale ultimamente ha dovuto fare i conti con pesanti costi di gestione nonché con l’esosa cartella esattoriale della Tari. (m.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
