Il dolore
Tanti bambini per il saluto a Michele Vannelli
I compagni di squadra del figlio ai funerali dell’imprenditore di Montecatini morto dopo una caduta
MONTECATINI. Tanti bambini e chiesa gremita a Sant’Antonio per l’ultimo saluto a Michele Vannelli, l’imprenditore di Montecatini di 48 anni morto dopo una caduta dall’impalcatura mentre era intento a lavorare a Stabbia, in un cantiere aperto all’interno di una azienda. Michele, insieme al fratello Gabriele, era titolare della ditta Standhall di Cerreto Guidi, specializzata negli allestimenti per le fiere e le scenografie per manifestazioni di vario genere. La sua grande passione era quella legata alle macchine progettate da Leonardo da Vinci, un’attività che seguiva tramite l’associazione “Leonardo Universalis”.
La famiglia ha acconsentito all’espianto degli organi: una scelta che Michele, persona generosa e disponibile verso gli altri, da sempre sosteneva che avrebbe voluto fare in situazioni del genere. Al funerale c’erano la moglie, i due figli, i fratelli, i genitori, il cognato, gli amici di una vita.
C’erano anche i pulcini 2005 di Margine Coperta, insieme al mister, per stare vicini al figlio più piccolo che fa parte della squadra. La messa è stata celebrata da don Luigi, grande amico di Michele e della famiglia, coadiuvato dal parroco don Alessandro. C’erano i compagni di scuola dei due bambini, le insegnanti al completo, i colleghi. «Era un uomo geniale ma semplice – ha ricordato don Luigi – sempre pronto ad aiutare gli altri. Il suo sogno era quello di aiutare le persone sofferenti affinché potessero guarire. Ti vedeva da lontano, ti correva incontro e ti abbracciava». Un’amica lo ha ringraziato: «Quello che, insieme a sua moglie, ha fatto per mia sorella, è impossibile da raccontare. L’ha assistita per oltre un anno, fino alla sua morte».
Un dolore terribile ma straordinariamente composto quello dei familiari di Michele. Un dolore che si misura, però, con una fede salda, con la certezza che, per lui, è iniziata adesso una vita migliore. Il suocero lo ha ricordato così: «Ogni sera veniva a salutarci, prima di rientrare a casa. Aveva sempre un pensiero per tutti».
Emerge il ritratto di un uomo straordinariamente sensibile. Una sensibilità artistica, umana, spirituale. La sua grande passione era quella legata alle macchine progettate da Leonardo da Vinci, un’attività che seguiva tramite l’associazione “Leonardo Universalis”. Da oltre vent’anni, inoltre, aveva instaurato un forte legame di collaborazione e amicizia con Alessandro Vezzosi, direttore del museo ideale di Leonardo a Vinci. Vezzosi, nel pronunciare una piccola orazione funebre, è scoppiato in lacrime: «La sua creatività era inesauribile. È stato straordinario come professionista, come amico, come padre e come marito. Una persona unica».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
