Il Tirreno

Montecatini

Olio: come evitare un altro disastro

Dai tecnici le strategie per evitare di rivivere una stagione da incubo come quella passata, con la produzione azzerata

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UZZANO. Una produzione che, nel corso di un solo anno, si è ridotta a meno di un centesimo di quella della stagione precedente. E non parliamo di un prodotto di secondaria importanza, ma, al contrario, di uno dei simboli della nostra agricoltura, se non il simbolo per eccellenza: l’olio di oliva.

I dati sull’annata 2014-2015 sono stati resi noti alla Camera di Commercio di Pistoia, in occasione di un seminario organizzato dalla stessa Camera di Commercio, Da Cia, dall’Ordine degli agronomi di Pistoia e dalla Strada dell’Olio borghi e castelli della Valdinievole. Un seminario che, oltre a fare un bilancio del recente passato, serviva soprattutto a guardare al prossimo futuro, proprio per evitare un anno orribile come quello appena trascorso.

E per descrivere quanto sia stata terribile l’annata 2014-2015 lo dicono due numeri: 2.600 e 24. Il primo indica la quantità in quintali dell’olio certificato Igp prodotto nella stagione 2013-2014, il secondo quello dei quintali prodotti a distanza di appena 12 mesi.

Una produzione, di fatto, “annientata”, per usare il termine usato dalla stessa Confederazione Italiana Agricoltori e, adesso, chiuso un capitolo nero, si guarda al futuro, alla prossima stagione, per evitare un bis che metterebbe in ginocchio l’intera collina. La paura ha un nome ben preciso: mosca olearia. Perché se è vero che i nostri olivi hanno anche altri nemici (per esempio gli ungulati), e che si guarda con preoccupazione a quanto sta avvenendo in Puglia, qui da noi è stato quell’insetto a far sì che molte aziende agricole abbiano deciso di non cominciare nemmeno la raccolta delle olive.

Così, nel corso del seminario, è stata sottolineata la necessità di intervenire per tempo - vista la situazione climatica favorevole al propagarsi dell’insetto – per combattere la proliferazione della mosca. I sistemi ci sono, e in gran parte sono ecocompatibili, purché ci si muova per tempo e il controllo duri tutto l'anno, come ha sottolineato nei loro interventi Emilio Guerrieri, del Cnr di Portici, e Raffele Sacchi, dell’Università Federico II.

«Il cambiamento climatico è ormai un dato di fatto e bisogna tenerne conto giocando d'anticipo», ha sottolineato Sandro Orlandini, presidente di Cia Pistoia, in occasione del seminario intitolato "Controllo eco-compatibile della mosca olearia ed ottimizzazione della qualità dell'olio».

«Per non arrivare impreparati alla prossima raccolta – ha detto Franco Pasquini, agronomo e capo panel del Comitato assaggio olio vergine di oliva della Camera di commercio di Pistoia - bisogna intervenire molto prima. Quindi bisogna già iniziare il campionamento a fine giugno-luglio. I produttori non possono far conto che la mosca non ci sia e perdere l'annata, in qualunque momento devono essere pronti a intervenire».

Poi la domanda più importante: cosa fare? La sintesi della risposta era nel titolo della relazione di Emilio Guerrieri ("Il clima cambia. Il controllo della mosca? Anche!"). «L’olivicoltura moderna – ha spiegato Guerrieri – anche nella difesa dalle mosche delle olive, deve adeguarsi al cambiamento climatico. Noi vediamo un'aggressività maggiore di tutti gli insetti e anche delle patologie delle piante coltivate che deriva proprio da una diversa distribuzione delle acque e, soprattutto, da un diverso andamento termico nella nostra nazione. I dati climatici dell'anno scorso nella Provincia di Pistoia dimostrano come queste condizioni, paragonate alle condizioni ottimali per lo sviluppo della mosca, coincidono perfettamente. Quindi non possiamo più affrontare il controllo della mosca, come si faceva tradizionalmente, con una serie di trattamenti durante la lavorazione delle olive, ma dobbiamo cominciare a pensare alla mosca ben prima». Guerrieri ha spiegato che occorre attivarsi subito e procedere con un complesso integrato «di diversi accorgimenti sia di natura agronomica che di natura colturale che di natura biologica» e, quindi, «tenere presente molto bene la prima generazione della mosca delle olive, cercando di abbatterla quanto più è possibile con metodi anche ecologici, quindi con una cattura massale degli adulti, ricordandosi che qualche lavorazione superficiale fatta durante l'inverno favorisce una diminuzione della popolazione svernante, perché gli stadi svernanti vengono posti all'esterno e quindi soffrono di più il freddo. Si tratta di smuovere il terreno in maniera superficiale in modo da esporre gli stadi svernanti che di solito si trovano nei primi centimetri di terreno».

Infine bisogna «favorire il controllo biologico» e, nel caso, «prediligere insetticidi, anche di natura "biologica", che possano disturbare il meno possibile i nemici naturali della mosca».

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