Sicurezza
Medico deve rimborsare l’Asl
Un paziente morì a Montecatini e l’azienda pagò il risarcimento alla famiglia
MONTECATINI. Fu una sera terribile quella del 19 agosto del 2009. Lo fu soprattutto per Sorin Calin, 24 anni, cittadino romeno, che quella sera perse la vita. Ma quella sera maledetta da allora è diventata un incubo anche per Sabrina Magli, che fu chiamata a prestare assistenza all’uomo e che, per una dose sbagliata di farmaco provocò la morte dell’uomo.
Una vicenda che ha avuto continui strascichi giudiziari. L’ultimo dei quali ha coinvolto anche la Corte dei conti. Ma andiamo con ordine. Quella sera Calin venne fermato dai carabinieri e portato in caserma in evidente stato di ubriachezza. Poiché l’uomo aveva cominciato ad agitarsi e a compiere atti di autolesionismo sul posto intervenne il personale del 118, e il medico iniettò all’uomo un calmante, il Midazolam. A quel punto l’uomo si addormentò, ma poco dopo fu necessario dare un nuovo allarme: l’uomo si sentì male e, poco dopo, morì per arresto cardiaco.
Nel 2011 si chiuse il processo al tribunale di Pistoia che condannò la dottoressa, accusata di omicidio colposo, a sei mesi di reclusione (sostituiti poi da una pena pecunaria di 45.000 euro). Secondo la sentenza il farmaco utilizzato non avrebbe dovuto essere adoperato in questo caso, in quanto controindicato in associazione all’alcol (e l’uomo era stato portato in caserma in stato di ebbrezza). Inoltre, sempre secondo quanto stabilito dal tribunale, sarebbe stata iniettata una dose eccessiva di Midazolam: in base al peso dell’uomo la dose avrebbe dovuto essere di di circa 5,6-8 mg, mentre in questa circostanza ne furono iniettati 15 mg.
Nello stesso processo si costituì parte civile anche la madre di Sorin Carlin, che chiese un risarcimento per la morte del figlio. Un aspetto questo che si concluse, sempre nel 2011, con un accordo transattivo tra la donna e l’Azienda sanitaria di Pistoia, con quest’ultima che versò alla madre la somma di 230.000 euro.
Sulla questione è quindi intervenuta la Corte dei conti, individuando un danno erariale. Corte che nella sua sentenza ha riconosciuto molte attenuanti al medico (situazione non agevole da affrontare, soggetto in stato confusionale non solo per l’abuso di alcol, il paziente non poteva essere monitorato dopo l’iniezione), ma condannandolo comunque a rimborsare 50.000 euro all’Asl.
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