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Comune parte civile nel processo sulla vicenda del Posta Club

Luca Signorini
Comune parte civile nel processo sulla vicenda del Posta Club

Monsummano: dopo la scoperta di un abuso edilizio e la chiusura del locale l’amministrazione chiede i danni e la restituzione dei beni

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MONSUMMANO. Il Comune si è costituito parte civile nel processo penale intentato contro la società L'Oasi della famiglia Pacini sulla questione del Posta Club di piazza Quattro Novembre, locale notturno chiuso nell'aprile 2014 con ordinanza di sequestro preventivo eseguita dalla polizia amministrativa.

I legali del municipio chiedono il risarcimento dei danni, il rimborso delle spese processuali e la restituzione dei beni in seguito alla scoperta di circa 400 metri quadrati di superficie giudicati abusivi dalle autorità e che i gestori utilizzavano normalmente come pista da ballo.

«Vorrei evitare di commentare ancora questa spiacevole situazione, posso soltanto affermare che abbiamo aperto un'azione civile come parte lesa nel processo», si limita a dichiarare il sindaco Rinaldo Vanni. È il secondo filone del contenzioso che si trascina da diversi mesi intorno all'ex Chalet, nota discoteca che ormai da quasi un anno ha i sigilli sui cancelli d'entrata, in seguito a una serie di violazioni contestate dopo un blitz nel febbraio 2014 delle forze dell’ordine, vigili del fuoco e Asl.

Tutto ruota intorno a quell'abuso edilizio e a chi toccano le spese della demolizione. Nell'agosto scorso la famiglia Pacini aveva presentato ricorso al Tar della Toscana chiedendo la sospensiva dell'ordinanza emanata dal Comune (che ha la proprietà dell'edificio) per la demolizione di quei 400 metri quadri abusivi, su cui non è ammesso il condono. Nella loro prima pronuncia i giudici amministrativi avevano dato ragione all'amministrazione, invitando gli ex gestori a farsi carico dei lavori di smantellamento. Poi è seguito un nuovo ricorso al Consiglio di Stato: i magistrati hanno ribaltato la sentenza e rimandato al Tar la questione, “sollecitando un necessario approfondimento”.

Dovrà quindi iniziare una discussione nel “merito”: che in pratica significa altre carte, altri documenti e altri avvocati. E con ciò altre spese. Adesso poi si apre la querelle penale, che è tutta un'altra storia. Per la famiglia Pacini, come aveva spiegato l'avvocato di parte Vittorio Francois, «l'abuso è stato compiuto nel 1986. Cristiano Pacini, invece, è entrato nel locale come gestore e affittuario nel 1998. Nel contratto del 2010 lo stesso Comune riconosceva esplicitamente l'abuso già esistente, a tutt'oggi non sanato, nonostante la nostra buona volontà di pagare per ottenere il condono, nonostante la responsabilità non sia nostra. Lo abbiamo fatto presente al Comune fin dal 23 maggio, ma l'amministrazione non solo non ha provveduto a sanare come da impegno assunto in sede contrattuale, ma non ha neppure risposto ai nostri avvocati che chiedevano una riunione».

 

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