Attenzione
Il legno come risorsa per produrre energia e per la montagna
Dopo l’allarme inquinamento lanciato dall’Arpat la Cia invita a evitare allarmismi “contro i caminetti”
PESCIA. Legno inquinante? Occhio a non perdersi in valutazioni affrettate che rischiano di affossare un settore dalle grandi potenzialtà, sia sotto il profilo energetico che sotto quello economico.
Così il presidente della Confederazione italiana agricoltori interviene sulla questione delle fonti dell’inquinamento da Pm10, al centro di un convegno che si è svolto a Capannori e che riguardava la situazione dell’aria dalla Piana Lucchese sino al Montalbano. Convegno che aveva individuato proprio nella combustione dei vegetali (dalla legna nei caminetti fino agli sfalci verdi) la principale causa della diffusione di polveri sottili nella valle.
«È giusto monitorare – scrive il presidente della Cia di Pistoia Sandro Orlandini – e prendere le necessarie contromisure sulle polveri sottili generate anche da un uso scorretto del legno, soprattutto nei caminetti in zone non rurali, ma non facciamo passare il messaggio che il legno sia negativo a prescindere, quando invece è una biomassa derivante dalla manutenzione dei boschi su cui puntare, se ben utilizzata, come fonte di energia rinnovabile e come combustibile alternativo dalle grandi prospettive. Cosa che del resto la Regione Toscana e in particolare l'assessorato all'agricoltura stanno già facendo».
Sandro Orlandini interviene supportato anche dalle informazioni di Aiel-Cia (l'Associazione italiana energie agroforestali, aderente alla Confederazione italiana agricoltori), nel dibattito nato intorno ai dati dell'Arpat sui Pm10 presentati appunto al convegno organizzato dal Comune di Capannori e promosso dal Tirreno.
«Senza entrare sbrigativamente nel merito né mettere in discussione i dati presentati da Arpat - aggiunge Orlandini - è importante ricordare alcuni punti. Primo: utilizzando stufe di ultima generazione le emissioni nocive sono notevolmente ridotte. Secondo: un uso di legno asciutto e di qualità certificata ha una combustione migliore e inquina di meno. Terzo: le centrali a biomasse moderne alimentate dagli scarti e i residui delle attività di manutenzione dei boschi hanno dei sistemi di filtraggio dei fumi tali da rendere addirittura insignificanti le percentuali di polveri emesse. E non bisogna dimenticare che nel calcolo dell'impatto ambientale non vanno considerate solo le emissioni in atmosfera, ma tutti gli altri fattori inquinanti di una attività e delle sue alternative».
Insomma, spiega il presidente della Cia, la valutazione dei pro e dei contro deve essere fatta tentendo conto di tutta una serie di fattori, senza dimenticare anche l’aspetto economico: «Inoltre - conclude infatti Orlandini - non mi sembra il caso di demonizzare, soprattutto nelle zone rurali collinari e di montagna, dove c'è meno ristagno dell'aria, in attesa che arrivino altre soluzioni economicamente sostenibili, pratiche tradizionali quali la bruciatura delle potature verdi (le cui ceneri sono ottimi ammendanti naturali) o il riscaldamento delle case con caminetti a legna, che consentono di risparmiare un po'. È impensabile, soprattutto in una fase economica come questa, fare crociate sbrigative in tale direzione, altrimenti avremo un ulteriore abbandono delle montagne e delle zone rurali. Occhio alle estremizzazioni, perché altrimenti si rischia di dover chiudere anche i forni a legna delle pizzerie».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google