Il Tirreno

Montecatini

COMMERCIO ILLEGALE

Scarpe contraffatte, cinesi condannati a tre anni

di Fabio Calamati
Scarpe contraffatte, cinesi condannati a tre anni

Smistavano in tutta Italia abbigliamento sportivo perfettamente riprodotto. Ora dovranno anche risarcire la Nike e la Peuterey, vittime delle falsificazioni

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PISTOIA. Sono stati condannati per riocettazione e commercio di prodotti falsi i due fratelli cinesi, negozianti di Montecatini, ai quali la Guardia di Finanza, nel dicembre di cinque anni fa, sequestrò un ingente quantitativo di scarpe sportive (oltre 8.500 paia), giubbotti e magliette perfettamente contraffatti, destinati ad essere venduti su internet.

Il collegio presieduto da Luciano Costantini ha condannato Shuyan Yang, 43 anni, e Xiong Li Yang, 34, a tre anni e due mesi di reclusione ciascuno e 8.000 euro di multa. Inoltre i due dovranno risarcire i danni cagionati ai due grandi gruppi internazionali che si erano costituiti parti civili nel processo, la Nike International e la Peuterey Group. Assolti invece i loro familiari, anch’essi cinesi: Huangzhang Yang, 41 anni, e Haunzhao Yang, 53 anni, entrambi perché il fatto non sussiste. Tutti assolti, infine, dall’accusa di associazione a delinquere, che lo stesso pm Giuseppe Grieco aveva ammesso non essere stata sufficientemente provata.

Secondo la ricostruzione proposta dallo stesso pubblico ministero, il gruppo di cinesi, parallelamente all’attività commerciale regolare, riforniva continuamente altri commercianti, soprattutto on line, con della merce contraffatta, per lo più scarpe sportive, tutte di altissima qualità, come ha dimostrato la perizia agli atti del processo. La merce era depositata in una villetta di Lamporecchio, mentre l’indirizzo “ufficiale” dell’attività, a Montecatini, corrispondeva a degli ambienti vuoti.

Il giorno del blitz delle Fiamme gialle, erano pronte a partire 22 scatoloni di merce contraffatta, destinate in tutta Italia, «Siamo di fronte ad una enorme ricettazione di materiale» ha sottolineato Grieco, che per gli imputati aveva chiesto pene di tre anni.Nelle loro arringhe, gli avvocati difensori hanno sottolineato come l’inchiesta non abbia dimostrato che gli imputati fossero a conoscenza del fatto che la merce fosse contraffatta. Inoltre gli accertamenti bancari e la verifica degli importi in gioco sarebbero stati carenti.

Alla fine, comunque, il tribunale ha ritenuto fondata la prospettazione dell’accusa, aggravando addirittura l’entità della pena detentiva.

 

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