Il Tirreno

Montecatini

L’escavatrice di Leonardo senza segreti

Martina Trivigno
Due fogli separati del Codice Atlantico riconosciuti come parte di un unico grande foglio
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Due fogli separati del Codice Atlantico riconosciuti come parte di un unico grande foglio

Il professor Pedretti illustra in anteprima una sua scoperta riguardante i disegni esposti nella mostra all’Excelsior

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MONTECATINI. Intuizione, genio e ingegno. Sono questi i protagonisti della mostra di modelli ricostruiti dai disegni originali di Leonardo da Vinci che prende il via oggi, alle 16.30, alle Terme Excelsior di Montecatini e che sarà possibile visitare fino al 19 aprile. In occasione dell’apertura della mostra, il professor Carlo Pedretti, docente dell’Università della California e massimo esperto al mondo di Leonardo, coadiuvato da Sara Taglialagamba, presenterà il secondo volume della sua opera “Leonardo da Vinci, i 100 disegni più belli. Macchine e strumenti scientifici”.

Al nostro giornale illustra in anteprima il risultato dei suoi studi sulle macchine progettate da Leonardo ingegnere. In particolare una è stata oggetto di approfonditi e dettagliati studi da parte del professor Pedretti: la macchina escavatrice di canali. Pedretti, infatti, è stato il primo studioso di Leonardo ad individuare la continuità tra i due disegni che rappresentano le macchine escavatrici e che, a seguito delle numerose manipolazioni subìte nel corso degli anni, erano stati inseriti in punti diversi all’interno del Codice Atlantico, la più ampia raccolta di disegni e scritti di Leonardo da Vinci, comprendente 1119 fogli raccolti in 12 volumi.

Professor Pedretti, perché, in questo volume, ha concentrato i suoi studi proprio sulle macchine escavatrici di canali?

«Non sono molte le macchine concepite e forse realizzate da Leonardo che fossero di notevoli dimensioni, certo nessuna che potesse emulare la grandiosità delle “magne opere romane”. Fra le poche eccezioni si possono indicare le macchine escavatrici di canali, in particolare quelle disegnate su due fogli che appaiono al principio del Codice Atlantico e che in origine formavano un foglio unico».

Lei, professore, è stato il primo ed unico studioso di Leonardo al mondo ad individuare la continuità tra i disegni contenuti all’interno del Codice Atlantico. A quando risale il disegno ricomposto? E soprattutto, come è riuscito ad individuare il nesso tra i due disegni?

«Una data intorno ai primi anni del Cinquecento è suggerita dallo stile del grande disegno ricomposto, così simile, anche nel tipo di carta grave, alla celebre mappa di Imola del 1502. È più probabile però che queste due escavatrici fossero in rapporto con gli abbozzi di estese trattazioni o relazioni tecniche relative agli studi per la canalizzazione dell’Arno in manoscritti del 1503 - 1505. Si tratta di disegni che hanno sofferto durante il malaugurato “restauro” del codice negli anni Settanta. Di conseguenza sono scomparse quasi completamente le note scritte da Leonardo, nonché i numeri consecutivi dell’antico collezionista (quelli rifatti dal “restauratore” non sono più consecutivi). Nel mio Leonardo architetto del 1978 riproduco i fogli da vecchie fotografie che li mostrano ancora intatti e che oggi, sulla base di dettagliati studi, mi hanno permesso di riaccostarli come erano quando Leonardo li disegnò: prova ne è, a parte la carta e lo stile, la rappresentazione stessa del canale che è un unico tracciato da un foglio all’altro».

Può spiegarci i disegni? Come funzionava la macchina escavatrici di canali progettata dal Genio di Vinci?

«Nel caso specifico il disegno di questa gru escavatrice si riferisce al progetto di canalizzazione dell'Arno che Leonardo, intorno al 1502, si predisponeva a fare con Montecatini come punto di riferimento dei lavori. A sinistra Leonardo rappresenta la tradizionale escavatrice posta presso una delle sponde del canale: si tratta del sistema desunto dal trattato di architettura di Vitruvio, la cosiddetta “ruota calcatoria”, costituita da un tamburo messo in moto dagli operai che vi camminano dentro in modo da azionare i bracci delle gru che trasportano i carichi del terreno predisposti dagli scavatori nel fossato. È chiaro che una volta terminata l’operazione di scavo nel settore designato, occorre fermarsi per portare la macchina alla posizione successiva. Con la tecnica del disegno “contestuale” Leonardo dimostra la superiorità della propria macchina a confronto diretto e rappresentata appunto in opera sullo stesso canale, a destra. Quella di Leonardo procede su rotaie nell’interno del canale man mano che l’operazione di scavo viene effettuata dagli operai disposti a semicerchio su due livelli dello sbancamento (solo i loro attrezzi - zappe e vanghe - sono indicati ai posti loro assegnati). I bracci della gru girano sullo stesso asse per scaricare lateralmente, sulle rive del fosso, il materiale di scavo. La piccola ruota indicata al centro dell’incastellatura raccoglie il cavo continuo che passa da una gru all’altra».

Qual è dunque la grande novità di questo progetto di Leonardo?

«Leonardo propone una geniale applicazione del saliscendi (e ciò è accertabile in base a note e disegni in altri punti dei suoi manoscritti): una cassetta carica di terra sale quando l’altra, vuotata, è spinta in basso dal peso del lavoratore che vi salta dentro. L’operazione è orchestrata in modo da procedere alternativamente, e man mano che lo scavo procede vengono aggiunte sezioni di rotaie. Si tratta dello stesso sistema di saliscendi da lui applicato al cambio di scena in rappresentazioni teatrali».

 

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