Sicurezza
L’erba diventa gialla in una notte Non piace il proliferare dei vivai
Preoccupazione a Ponte Buggianese per l’uso di sostanze chimiche a ridosso del Padule di Fucecchio Il sindaco: «La soluzione migliore sarebbe l’orticoltura, ma non possiamo imporre cosa coltivare»
PONTE BUGGIANESE. Dal verde al giallo in una notte. No, non stiamo parlando di un semaforo troppo lento, bensì di un cambio di colore - al contrario troppo veloce - dell’erba in alcuni campi delle campagne di Ponte Buggianese. Una variazione cromatica (e non solo) non sfuggita ai residenti della zona e che ha cominciato da subito ad alimentare preoccupazioni, oltre a far risollevare una polemica che, periodicamente, ritorna alla luce (ma senza che al momento si sia trovata una risposta).
L’erba in questione è nei vivai, quei vivai che nel corso delle ultime due decadi hanno sostituito in molti casi le tradizionali colture delle campagne pontigiane. E quel cambiamento di colore è dovuto ai diserbanti, utilizzati per abbattere le erbe a favore delle piante prodotte dai vivaisti. Una situazione che ha comportato le proteste di alcuni residenti sulla pagina Fb di “Sei Pontigiano se”, preoccupati per l’uso di sostanze chimiche in un territorio non lontano (anzi) all’area naturale del Padule di Fucecchio. Oltre alle possibili conseguenze dirette per le persone (non è mancato chi ha sottolineato il forte odore che avrebbe accompagnato questi trattamenti).
In passato il problema della difficile convivenza vivai/Padule è stata sollevata più volte, sia dalle associazioni ambientaliste (che mettevano in evidenza anche il rischio rappresentato dagli eccessivi prelievi dalle falde acquifere per l’irrigazione), sia nel dibattito politico.
Diverse anche le interrogazioni. In una di queste, fatta in Provincia dall’allora consigliere Pdl Maurizio Galligani, si sollevava proprio la questione dei trattamenti chimici utilizzati nei vivai, diversi da quelli dell’agricoltura tradizionale, per sapere se c’era un collegamento con le periodiche morie di pesci in Padule.
Certo, l’utilizzo di prodotti chimici è regolato dalle leggi, i controlli vengono fatti, ma, questa la domanda di fondo che aleggiava allora, e che vive ancora oggi, è opportuno destinare quei terreni a queste attività? «Sono terreni a destinazione agricola – risponde il sindaco di Ponte (e perito agrario) Pier Luigi Galligani – e come tali possono ospitare qualunque tipo di attività agraria, compresi appunto i vivai. Sicuramente sono consapevole che non si tratta dell’attività ideale, sarebbe bellissimo poter destinare quei terreni all’orticoltura, per esempio, ma sono scelte che non possono essere imposte dall’alto. Anche le coltivazioni tradizionali come il mais stanno scomparendo». Già, il granturco. In molti rimpiangono i campi con le pannocchi, anche se, pure questa attività, non è proprio l’ideale: «Anzi - riprende il sindaco – mentre nei vivai si tendono a utilizzare dei dissecanti più selettivi e rapidamente degradabili, quelli utilizzati per il mais sono più potenti e persistenti».
Insomma, l’eterno conflitto tra tutela dell’ambiente e tutela del lavoro si ripropone anche qui, a ridosso del Padule.
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