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Gestione del San Domenico: si avvicina l’ipotesi privata

di Maria Salerno
Gestione del San Domenico: si avvicina l’ipotesi privata

Pescia: la decisione tocca al tribunale, ma è allarme tra i lavoratori della casa di riposo e mentre i dipendenti di Idealcoop sono senza stipendio, per gli altri si cerca una ricollocazione

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PESCIA. L'affidamento in concessione al privato del servizio di gestione del San Domenico al momento è solo un'ipotesi, magari un'ipotesi realistica, ma ancora nulla è stato fatto in questa direzione. Lo assicura il presidente dell'ente, Nicola Romagnani, quasi a voler placare il tam tam di voci catastrofiste che in questi giorni continuano ad inseguirsi all'interno della struttura.

Le ex dipendenti della cooperativa Idealcoop da gennaio non ricevono gli stipendi e questo nonostante la Rsa abbia versato nelle casse della cooperativa una somma da destinare proprio a questo. La Idealcoop ha incassato la somma, ma non ha utilizzato la stessa per pagare le sue dipendenti, considerandola probabilmente “una compensazione al debito”. Risultato: le dipendenti sono rimaste senza stipendio e la Rsa, una volta resasi conto che qualsiasi versamento in denaro, dopo il decreto ingiuntivo, non sarebbe finito nelle mani di chi ha continuato a prestare servizio all'interno della struttura, ha chiuso i rubinetti. Così un altro mese di lavoro con ogni probabilità non verrà retribuito. Ne è certa Stefania Falegni della Cisl, che segue la situazione con molta preoccupazione.

Diversa è la posizione delle dipendenti della Rsa, che sebbene ad oggi, abbiano visto garantiti i propri stipendi in maniera regolare, non riescono ad intravedere prospettive incoraggianti per il proprio futuro lavorativo. «Se la struttura verrà data in concessione – spiega, infatti, la Falegni – i dipendenti della Rsa vedranno modificato il proprio contratto (da contratto enti locali a contratto cooperative ndr) cosa che finirebbe per incidere non tanto sotto il profilo economico, ma sotto quello contributivo, ecco perché il percorso che si sta cercando di fare è ricollocare questi dipendenti. In che modo? Facendoli uscire dalla Rsa per inserirli in altre strutture pubbliche, compatibilmente con il proprio profilo professionale e la disponibilità degli enti pubblici ad accoglierli». Una sorta di “si salvi chi può” insomma, per evitare di affondare insieme al San Domenico, qualora la struttura dovesse definitivamente chiudere i battenti dopo la sentenza del tribunale.

«In quel caso non ci sarebbe alcuna norma di salvaguardia – spiega la Falegni – chi subentra detta legge perché di fatto sarebbe il nuovo proprietario e in quel caso non c'è tutela che tenga, proprio per questo è il percorso che si sta cercando di evitare cercando soluzioni alternative che vadano o nella direzione del ricollocamento o anche in quella del pensionamento anticipato dal momento che ci sono delle agevolazioni nel caso in cui l'ente interessato abbia una situazione di dissesto finanziario».

Intanto, una delle dipendenti a partire dal primo maggio sarà trasferita alla Società della Salute della Valdinievole. Il presidente Romagnani precisa però che non si tratterebbe di una “ricollocazione”, quanto piuttosto dell'accoglimento da parte dell'ente, di una richiesta del direttore della SdS relativa all'assegnazione in posizione di comando per la durata di un anno di quella dipendente, “un modo come un altro per risparmiare” secondo il presidente. Il futuro lavorativo delle altre lavoratrici, invece, sarà discusso a giorni, in Comune, in una riunione già fissata alla quale parteciperanno anche il sindaco Oreste Giurlani e le rappresentanze sindacali.

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