Sicurezza
Arrivano i profughi a Vellano: saranno 16 invece dei 26 previsti
Il trasferimento dall’hotel dei Fiori già la prossima settimana, non sono mancati i malumori nella riunione con i residenti
PESCIA. Non più 26, ma 16. Tanti sono i profughi, che già dalla prossima settimana, lasceranno l'hotel dei fiori di Pescia per andare a Vellano. Tra perplessità non celate e qualche malumore, alla fine, la piccola comunità della Valleriana accoglierà gli immigrati.
Verranno ospitati al ristorante Bistrot di Serena Beccari e gestiti dalla cooperativa sociale Arkè, che si è aggiudicata il servizio vincendo il bando della prefettura. Nella riunione di venerdì sera sono state affrontate tutte le criticità emerse negli incontri precedenti, a partire dal numero dei profughi da accogliere, che inizialmente era stato giudicato troppo alto. Da 26, si è dunque passati a 16.
Quanto al problema sicurezza: verrà creato un presidio permanente? Realisticamente è difficile che ciò avvenga, ma l'amministrazione si è comunque impegnata a garantire la presenza giornaliera di un vigile urbano. Un'altra obiezione che era stata sollevata era quella che non esisteva “un progetto disegnato su Vellano”. Nelle riunioni passate, infatti, la cooperativa si era limitata a riferire la propria esperienza a Le Piastre, venerdì, invece, è arrivata con un progetto tarato proprio sulla realtà vellanese. Non un progetto definitivo, ma “in progress”, aperto cioè ai suggerimenti e alle sollecitazioni che proverrano dalla popolazione. «Il programma dettagliato delle iniziative – ha ricordato il direttore della cooperativa Massimo Civilini – verrà creato sentendo quali sono le esigenze della popolazione».
Infine, è stata comunicata la volontà di istituire un comitato permanente, cui potranno aderire rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni e anche semplici cittadini per verificare passo passo il processo d'integrazione e affrontare i problemi nel caso in cui si dovessero manifestare. Lo stesso non sono mancati coloro che hanno apertamente manifestato il proprio dissenso, opponendo alle ragioni del sì “una paura” che continua a rimanere, anche se è difficile esplicitare in cosa consista esattamente.
«Se dobbiamo rispondere all'emergenza tanto vale governarla anziché subirla» è stata invece la posizione delle associazioni del territorio, che intanto avrà un piccolo ritorno in cambio dell'accoglienza. In tempi di crisi, infatti, anche l'accoglienza ai profughi può essere trasformata in un'opportunità: «La struttura che li accoglierà non solo non chiuderà, ma avrà un'opportunità di guadagno» ha voluto ricordare il sindaco Oreste Giurlani. Insieme a ciò, la piccola comunità, che al pari delle altre realtà di montagna, da anni langue in uno stato di abbandono e isolamento potrà vedere aumentati i servizi. Piccole cose: giornali, ricariche telefoniche e un bar aperto durante il giorno con possibilità di vendere anche generi alimentari.
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