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Montecatini

in tribunale

Assolto il fondatore della Macolive di Massa Cozzile

Uno dei macchinari sequestrati dalla Finanza in Sardegna
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Uno dei macchinari sequestrati dalla Finanza in Sardegna

Mauro Cei era stato accusato di truffa ai danni dello Stato in un’inchiesta in Sardegna

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MASSA COZZILE. Assolto, con formula piena, per non aver commesso il fatto. Questa la decisione presa il 6 marzo scorso dalla seconda sezione penale del tribunale di Cagliari nei confronti di Mauro Cei, fondatore della Macolive e noto imprenditore di Massa e Cozzile. L'uomo era stato accusato di aver concorso al reato di truffa aggravata ai danni dello Stato per un contributo percepito dalla società sarda Macar sarl di oltre 3 milioni di euro.

Dopo un lungo processo, spiega una nota, che ha visto l'escussione di decine di testimoni e varie perizie contabili e tecniche di consulenti nominati dal tribunale e dalla difesa, i giudici hanno dichiarato l'assoluta estraneità di Cei ai fatti e ai reati contestati.

L'imprenditore toscano, come aveva già detto nell'immediatezza della notizia dell'inchiesta partita nel gennaio 2013, «ha provato la totale estraneità ai fatti sua e di Macolive, nonostante le accuse, rivelatesi del tutto infondate, ha mantenuto il suo ruolo all'interno dell'azienda che detiene una posizione di leadership nel settore agroalimentare e rappresenta una realtà di primissimo livello per la provincia di Pistoia e non solo».

La notizia della piena assoluzione di Mauro Cei in questa lunga e complicata vicenda, più volte apparsa sulle cronache, conclude la nota, «è stata accolta con grande soddisfazione dall'ambiente economico ed imprenditoriale».

False fatture per gonfiare i costi d'acquisto di macchinari per la produzione di carciofini sott'olio e ottenere in questo modo finanziamenti a fondo perduto. Era questa, in sostanza, l’accusa per la quale Mauro Ceiera stato indagato nel 2013 dalla Procura della Repubblica di Cagliari per truffa aggravata ai danni dello Stato e bancarotta, insieme ad altri due imprenditori e al liquidatore di una società fallita un anno primanella quale lavoravano 120 dipendenti stagionali. Il Tribunale sardo aveva anche disposto per Cei e i due titolari di impresa l'interdizione temporanea da qualsiasi carica direttiva e imprenditoriale oltre al sequestro di conti correnti, terreni e fabbricati per 2 milioni di euro. Le misure erano state eseguite dalla Guardia di finanza. Per l'accusa le macchine erano state vendute originariamente da una impresa di origine spagnola che a sua volta le aveva rivendute a una società austriaca “fantasma”, per poi arrivare in Italia. Gli stessi macchinari erano stati sottoposti a sequestro.

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