Il Tirreno

Montecatini

Giuseppe Fiore (La destra)

«Guerra interna al Pd toscano»

«Guerra interna al Pd toscano»

La vendita saltata? «Un uso politico della tutela artistica»

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MONTECATINI. Un uso politico della tutela artistica? Sulla vendita stoppata del teatro Verdi interviene, con una buona dose di ironia, il segretario provinciale de La Destra Giuseppe Fiori, che fa un’analisi politica della vicenda.

«Non si può certo dire che la Sovrintendenza toscana sia benevola nei confronti di Montecatini – commenta Fiore – qualche anno fa ha contribuito al naufragio dei progetti connessi alla rivalutazione dell'area ex-Lazzi , rinvenendosi improvvisamente del (discutibile) valore artistico dell'ex stazione dei bus. Pazzaglini e la sua Mp devono ancora riprendersi della mazzata. Qualche giorno fa invece, ha deciso di entrare a gamba tesa sulla vendita del teatro Verdi mettendo in ginocchio il già drammatico bilancio termale».

«Se la valenza architettonica della stazione dei bus lasciava interdetti – prosegue l’esponente politico – la tutela a oltranza di una tensostruttura piuttosto bruttina risulta incomprensibile. Nessuno poi è disposto, sull'ipotetica prelazione, a bersi una tale panzana oltre il limite del ridicolo. Ma come, ogni tanto piove nelle gallerie degli Uffizi e la Sovrintendenza si vorrebbe comprare il Verdi? Piuttosto viene il sospetto di trovarsi di fronte a un "uso politico della tutela artistica" all'interno di quella guerra tra bande che è in atto da tempo nel Pd, soprattutto in quello toscano tanto più ora che siamo prossimi alle Regionali. Il “granduca” Rossi infatti sta cercando di far ripassare la lezione su chi è il più forte in Toscana, in particolare a quelle realtà più riottosamente renziane come Montecatini. Senza contare che è ormai ben chiaro che Firenze vuole uscire quanto prima dalle voragini di sabbie mobili che sono le Terme di Montecatini (o forse più propriamente vuole solo riuscire a buttarne fuori il Comune), e sta cercando i di frapporre ogni genere di ostacolo all'attuale gestione cercando di forzarne l'agonia in una sorta di eutanasia contabile. La cruda realtà di questi giorni è infatti il mancato o molto ritardato introito di quel milione e seicentomila euro, frutto della cessione del teatro, in grado di compromettere perfino la semplice spesa corrente, altro che fantasiosi investimenti da 50 milioni di là da venire. Alla luce di tutto ciò è chiaro che la trovata del "protocollo d'intesa" e della relativa "commissione", una sorta di "Nazzareno termale", non è che un espediente per perdere tempo».

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