Sicurezza
In trappola due pendolari del crimine
Stavano per rapinare una banca a Larciano proprio durante i funerali del sindaco Pappalardo. Arrestati dai carabinieri
LARCIANO. Rapinatori in trasferta. Sono i classici pendolari del crimine i due campani Antonio Pennaccio, 36 anni, e Giuseppe Topo, 47 anni, attualmente residente a Monsummano, arrestati dai carabinieri della compagnia di San Miniato, che erano sulle loro tracce da giorni, subito dopo che avevano tentato una rapina ai danni della Cassa di Risparmio di Lucca, agenzia di Larciano. I due hanno colpito proprio nel giorno del funerale del sindaco Antonio Pappalardo. Entrambi hanno precedenti penali specifici e non hanno un lavoro stabile. Topo, oltre ad avere il ruolo di basista, sfruttando le sue conoscenze toscane, ha preso parte attiva al colpo andato a vuoto e forse anche ad altri.
I due arrestati, infatti, come hanno spiegato i carabinieri della compagnia di San Miniato, erano stati individuati dai militari del Nucleo operativo e radiomobile, che venerdì hanno portato a termine l’operazione. Erano stati controllati durante uno dei servizi finalizzati al contrasto delle rapine ai danni degli istituti di credito. In particolare, dopo un colpo avvenuto nella zona di San Miniato ed effettuato in due tempi diversi. Di notte i rapinatori, dopo aver individuato l’obiettivo, smontano pannelli e finestre individuati come vulnerabili. Si procurano un modo facile per entrare negli istituti di credito il giorno successivo, sorprendendo i dipendenti. Una tecnica usata più volte, negli ultimi mesi, per compiere rapine ai danni di istituti di credito. A volte andata a buon fine, come è successo alla fine di gennaio: un colpo da 20mila euro messo a segno alla filiale della Banca di Vicenza a San Miniato Basso. I due malviventi erano passati da una piccola porta-parete in compensato, che era stata manomessa durante l’orario di chiusura.
Dopo i primi accertamenti i carabinieri hanno visto che Pennacchio risultava ancora residente e domiciliato in provincia di Napoli e raggiungeva la Toscana soltanto durante i fine settimana, trovando appoggio a casa di Topo. «Puntualmente, tale circostanza si è ripetuta lo scorso giovedì, quando i due, costantemente seguiti dai carabinieri, hanno iniziato, a bordo di un’autovettura regolarmente intestata ad uno di loro, una meticolosa attività di ricerca e sopralluogo all’indirizzo dei possibili obiettivi da colpire», ha spiegato il capitano Antonio Trombetta, comandante della compagnia dei carabinieri di San Miniato.
Poco prima della chiusura degli istituti di credito e proprio mentre l'intero paese di Larciano stava dando l’ultimo saluto al sindaco, Antonio Pappalardo, i rapinatori sono entrati in azione. Dopo aver cambiato l’auto “pulita” con un’altra rubata nelle settimane precedenti a Cascina, hanno raggiunto l’agenzia della Cassa di Risparmio di Lucca a Larciano. Erano armati di una pistola giocattolo. Avevano indossato guanti e passamontagna. Insomma, erano pronti a colpire di nuovo, sempre con la stessa tecnica. Hanno quindi cercato di introdursi all’interno della banca passando dal retro, dove avevano manomesso un infisso. Ma hanno avuto un problema. Sono stati visti e subito sono stati bloccati e immobilizzati dai carabinieri. Sul mezzo rubato, una Fiat Panda, è stato recuperato altro materiale: dagli arnesi per lo scasso ad una centralina utile per mettere in moto senza le relative chiavi alcuni tipi di autovetture. Sull’auto “pulita”, una Peugeot 307, c’erano indumenti e gli strumenti che avevano usato per il danneggiamento delle inferriate a protezione della finestra forzata.
Sono in corso indagini per capire se i due, ora rinchiusi nel carcere di Pistoia, abbiano compiuto altre rapine in provincia di Pisa.
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