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Montecatini

il caso

Così gli alberi dei viali di Montecatini rischiano la morte

di Luigi Spinosi
L'albero caduto su un'auto in viale Verdi lo scorso dicembre (foto Nucci)
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L'albero caduto su un'auto in viale Verdi lo scorso dicembre (foto Nucci)

Sbagliato secondo gli esperti il metodo di potatura: più veloce ed economico aumenta però il pericolo di parassiti e funghi

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MONTECATINI. Una potatura che rischia di uccidere le piante. È quella a cui, in questi giorni, sono sottoposti gli alberi dei viali montecatinesi.

Sono passati meno di due mesi da quando, in viale Verdi, in pieno centro, un grosso leccio, malato e dalle radici ormai marce, incapace di sostenere il proprio peso, cadde colpendo in pieno una macchina in sosta. Distruggendola. E, nonostante il danno, si parlò di fortuna, perché solo per un caso nessuno rimase ferito.

Da quel giorno si sono susseguite polemiche, interventi e annunci. Polemiche per la scarsa o nulla manutenzione del patrimonio verde cittadino (che, a dirla tutta, è un problema vecchio di anni, se non di decenni). Interventi (e nuove polemiche) per l’abbattimento di altri alberi considerati a rischio. E l’annunciata volontà di ricorrere, magari a livello comprensoriale, a una figura professionale specifica, quella dell’agronomo, per supervisionare la situazione del patrimonio arboreo (e pure qui altre polemiche).

Son passati due mesi e qualcosa sui platani e i lecci che caratterizzano i viali montecatinesi si è cominciato a fare, ma non è proprio il caso di dire “finalmente”. Ci riferiamo appunto alle potature (o, meglio, per essere precisi, le capitozzature) in corso proprio in questi giorni sulle  piante di diverse strade.

Il sistema è semplice: si tagliano tutte le frasche, lasciando solo il tronco e i tre/quattro rami più grossi, tagliando ogni ramo, rametto o frasca in più. Sistema semplice e veloce (e quindi meno costoso), ma anche un sistema ad alto rischio per la salute delle piante.

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«È il classico metodo utilizzato per fare in fretta – conferma Roberto Mastrodicasa, agronomo dell’unione provinciale agricoltori – ma di certo non è il migliore, perché espone le piante a parassiti e funghi che, attraverso i tagli, possono penetrare nel tronco e quindi uccidere la pianta stessa».

Rispetto al passato l’unica novità sembra essere rappresentata da un taglio che non è direttamente a contatto con la corteccia. Qui vengono lasciati dei “tronchetti” di circa 10 centimetri di lunghezza, a testimonianza dei rami che non ci sono più : una misura che può servire a proteggere le piante?

«No, non cambia nulla – riprende Mastrodicasa – l’intervento da fare non è quello di tagliare tutta la ramaglia, l’ideale sarebbe fare solo uno sfoltimento». Un’operazione, che, però, richiede esperienza, che sicuramente c’è nelle ditte specializzate, ma soprattutto richiede tempo, e quello è ciò che manca nelle pubbliche amministrazioni. Ed è così che la capitozzatura è ormai un classico modo di intervenire, e Montecatini non fa eccezione.

«Almeno – spiega l’agronomo – sarebbe opportuno, una volta fatto il taglio, ricoprirlo con del mastice apposito, in modo appunto da proteggere la pianta dalla penetrazione di insetti e funghi. Ma l’ideale sarebbe proprio cambiare metodo di potatura».

Al di là dell’aspetto estetico discutibile la capitozzatura rappresenta, insomma, un vero trauma per gli alberi. Un trauma che può portare alla loro morte. E dopo la motosega deve essere usata alla base (sempre che la pianta non crolli da sola).

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