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A Monsummano Sabina Guzzanti spiega quanto sia difficile fare il suo lavoro

di Luca Signorini
A Monsummano Sabina Guzzanti   spiega quanto sia difficile fare il suo lavoro

L’attrice, sceneggiatrice, imitatrice e scrittrice ha ricevuto il premio Giuseppe Giusti per la satira e si racconta al pubblico del Montand

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MONSUMMANO. Sabina Guzzanti concede al pubblico del teatro Montand la “sua” Maria De Filippi che intervista un immaginario Edipo Re. Definisce la presentatrice «non voglio dire una persona orrenda e crudele, sarebbe un giudizio troppo tranchant, ma piuttosto nemica dell'umanità: i suoi programmi mostrano ogni elemento dell'animo umano in maniera gretta».

L'imitazione chiude l'edizione numero 24 del Premio letterario Giuseppe Giusti. La Guzzanti ritira il riconoscimento alla satira “come impegno di vita, battaglia civile e politica. Artista eclettica, originale nella produzione artistica”. Dalle caricature (Moana Pozzi, D'Alema, Berlusconi) ai film denuncia (Viva Zapatero!, Draquila, La trattativa): «Ho iniziato con il cinema nel 2003, quando mi hanno sbattuto fuori dalla Rai per volere di Mediaset (conduceva la trasmissione Raiot su Rai 3 ndr). Ma anche in questo mondo trovo difficoltà: La trattativa, per esempio, è stata ritirata dalle sale l'anno scorso, e noi giriamo di città in città portando la pellicola in proiezioni “carbonare”. Forse tornerò a fare satira, ma probabilmente soltanto su internet».

Romana, 52 anni, Sabina Guzzanti è anche sceneggiatrice, attrice teatrale, scrittrice. Ma soprattutto comica: «Mi resta molto complicato trovare in questo momento qualcuno degno di essere imitato, tanti nella vita politica sono semplici comparse che non si sa cosa rappresentano, scompaiono presto e vengono sostituiti da altri inspiegabilmente. Prendete i ministri del governo Monti: ma dove sono finiti? Ora ci mancano gli annunci sui giornali per trovare le ministre: cerchiamo donna giovane, elegante, bella presenza, fedele. La politica è sempre più servile. L'unica cosa che potrei rappresentare è un'affresco di donne comuni, quelle sì che esistono».

Sorride quando le spiegano che la statua del Giusti, a Monsummano, volge le spalle alla basilica della Fontenuova: «A 22 anni mi sono convertita al buddhismo perché è una religione senza Dio e senza preti. È fonte di chiarezza, energia e progettazione. Nasce contro le caste, per esigenze anche qui politiche. E poi mi serve per stare un po' più calmina, visto che faccio scattare la pubblica condanna almeno due volte l'anno».

«Penso che nell'umorismo sia necessaria la “distanza” –chiude – è quella che ci fa ridere, perché non siamo coinvolti direttamente. E penso anche che la vera critica ci sia soltanto se va di pari passo con l'umorismo, altrimenti diventa semplice retorica ed enfasi».

Al femminie anche il premio per l’opera prima, andato a Viviana Faschi con lo “Spleen di Milano”. Al pistoiese Giacomo Trinci (con “Inter nos”) il premio per l'opera di poesia edita.

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