Finanza
La variante spacca il consiglio
In ballo la pianificazione urbanistica dei prossimi 20 anni, le opposizioni se ne vanno per protesta
MONSUMMANO. Bagarre martedì sera in consiglio comunale. Le opposizioni abbandonano l'aula in segno di protesta contro le modalità utilizzate dall'amministrazione per l'approvazione della variante generale al piano strutturale e al regolamento urbanistico, che introduce le norme di pianificazione territoriale in vigore per i prossimi venti anni.
Lo “strappo” si consuma quando i consiglieri devono votare le osservazioni presentate allo strumento urbanistico: dopo le dichiarazioni di voto, gli esponenti di Forza Italia, Movimento 5 Stelle e lista civica Monsummano Bene Comune si alzano dai propri scranni e lasciano l'Osteria dei Pellegrini. Restano tra il nutrito pubblico (un centinaio di persone) il capogruppo della lista civica Giacomo Pasqui e quello di Forza Italia Michele Moceri. Quest'ultimo, sentiti gli interventi del sindaco Rinaldo Vanni e della capogruppo del Partito democratico Elena Sinimberghi, torna poi tra i banchi «per una risposta che non era prevista».
«Abbiamo protestato perché nessuna delle nostre proposte presentate in sede di commissione è stata presa in considerazione -dice Moceri- Dalla maggioranza abbiamo trovato un muro, in queste condizioni noi non ci possiamo stare. Se dimostrano apertura nei nostri confronti, un impegno preciso per accogliere parte delle osservazioni, magari con una specifica variante, allora potremo anche discutere sulla questione e confrontarci. Se continuano invece a ritenere il Comune come la loro sezione di partito, in questo caso non escluderei altre forme di dissenso, come l'uscita da tutte le commissioni consiliari permanenti o, in extrema ratio, l'occupazione del consiglio comunale nella prossima riunione».
La tensione è altissima: a provocarla sia la forma che la sostanza della variante generale. «Le osservazioni sono state protocollate a giugno 2014 e consegnate ai consiglieri soltanto il 28 gennaio 2015 nella prima commissione -si legge nella dichiarazione di voto congiunta delle minoranze- non ci è stata concessa alcuna possibilità concreta di proporre modifiche, con la scusa che qualsiasi modifica comporterebbe il rinvio dell'entrata in vigore della variante generale così come predisposta dalla maggioranza. Tale rinvio ne impedirebbe l'entrata in vigore per conflitti con il “Piano di Indirizzo Territoriale con valenza di Piano Paesaggistico” che sarà approvato dalla Regione Toscana a brevissimo termine (il 10 marzo, ndr). Con la scusa dei tempi tecnici impedite il confronto costruttivo, dimostrando che per voi le minoranze democraticamente elette non hanno nessun significato di esistere». Così i 5 Stelle: «Abbiamo avuto solo 10 giorni per rispondere ai pareri dei tecnici, non mesi come loro. Abbiamo comunque proposto e argomentato critiche costruttive e documentate. La risposta, con la scusa dei tempi tecnici e del favore elettorale, è stata che niente sarebbe stato accolto. Il gesto di protesta dell'uscita dall'aula è una denuncia della mancanza di democrazia di questa amministrazione».
Ma il dissenso è anche sui contenuti degli strumenti urbanistici: «Nel regolamento non esiste il piano per il superamento delle barriere architettoniche - riprende Moceri- un tema che tocca tutta la cittadinanza. E poi i crediti edilizi e la scelta delle aree del territorio dove poterli “spendere”: non ci sono garanzie, non si conoscono i criteri di tali scelte. Non possiamo adeguarci al documento così com'è oggi».
Nella prossima seduta consiliare (tra un paio di settimane) la variante generale andrà in definitiva adozione, che lo vogliano o no le minoranze.
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