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Profughi a Vellano, secondo i residenti 26 sono troppi

di Maria Salerno
Profughi a Vellano, secondo i residenti 26 sono troppi

Incontro con la popolazione per illustrare la proposta, dovrebbero essere ospitati negli spazi del Bistrot

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PESCIA. Profughi a Vellano? Sì, ma a piccole dosi. Come con un cibo indigesto, che è meglio assumere con moderazione per contenerne i possibili effetti nefasti, alla stessa maniera i Vellanesi hanno chiesto che, se proprio non se ne può fare a meno, almeno non arrivassero in 26 (come annunciato) ma in quattro o cinque, così da non rischiare di destabilizzare la tranquillità della piccola comunità.

Durante l'assemblea di mercoledì, che ha visto una partecipazione molto ampia da parte dei residenti, sono emerse principalmente tre questioni: la prima riguarda proprio il numero di profughi che la comunità dovrebbe accogliere, la seconda è quella relativa alla sicurezza e la terza riguarda gli spazi da adibire all'accoglienza. La proposta di fare un “esperimento pilota” con un piccolo numero di profughi è stata scartata all'istante in quanto i costi di gestione di 5 persone equivarrebbero a quelli di 25. Eppure, l'idea di inserire queste persone in contesti molto piccoli come può essere quello di Vellano non è casuale, partendo proprio dall'assunto che meglio di altri si prestano all'integrazione fra comunità autoctona e ospiti.

L'esperienza a Le Piastre, frazione della montagna pistoiese non è che una conferma di ciò. All'inizio anche quella comunità manifestò un po' di riluttanza all'idea di accogliere i profughi, ma alla fine a Natale ogni famiglia ne invitò uno a pranzo. Ma lì è diverso, ha fatto notare qualcuno. A Vellano non c'è un’edicola, non c'è un bar, non c'è un posto dove acquistare una ricarica del telefono, non c'è un pullman per andare a Pescia. Cosa farebbero questi ragazzi tutto il giorno?

Anche gli spazi che dovrebbero accoglierli, all'interno del Bistrot (un ristorante, ma dotato anche di spazi da destinare ad alloggio), sono stati giudicati “inadeguati” da qualcuno, in quanto “troppo angusti e limitati”. Ma anche su questo è stata data assicurazione circa il fatto che dai sopalluoghi effettuati rispetterebbero gli standard richiesti dalla legge per l'accoglienza.

Quanto alla sicurezza, poi, l'assessore alle politiche sociali, Elisa Romoli ha lanciato la proposta di coinvolgere le forze dell'ordine in un incontro ulteriore con la popolazione per chiarire come si espleterebbe la loro funzione e che tipo di servizio verrebbe garantito in termini di presenza. Risultato dell'incontro: i giochi sono ancora aperti e nessuna decisione è stata presa.

«Forse la comunità necessita di ulteriori incontri – ha sottolineato la Romoli – che faremo per cercare di dare una risposta a tutte le perplessità emerse e giungere a un accordo pacifico per tutti».

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