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Piscina Marchi, il Comune sapeva dei problemi igienico-sanitari

La sede dell'Istituto Marchi di Pescia che ospita la piscina
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La sede dell'Istituto Marchi di Pescia che ospita la piscina

Nuova interrogazione di Fratelli d'Italia al sindaco di Pescia per conoscere i veri motivi delle ripetute chiusure dell'impianto

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PESCIA. La piscina Marchi torna al centro del dibattito politico per merito di una interrogazione che il portavoce di Fratelli d'Italia - An, Roberto Franchini, ha inviato al sindaco di Pescia. E che prende le mosse proprio dalle dichiarazioni di Oreste Giurlani nel consiglio comunale del 29  dicembre a proposito appunto delle ripetute chiusure dell'impianto. “Nel rispondere ad una interrogazione che riguardavano le problematiche della piscina Marchi - scrive Franchini - dichiarava che il Comune di Pescia non è stato coinvolto e che le problematiche che hanno costretto Asl e Provincia a imporre la chiusura sono legate alla sicurezza del lavoro, e non di carattere igienico sanitario.  Riteniamo la sua risposta non consona alla realtà dei fatti  e che, invece,  gli uffici del Comune siano informati della precarietà della struttura che accoglie la Piscina Marchi. E lo dimostra il documento della società Acquatica, gestore della piscina, presentato al Suap contenente una richiesta per attuare un progetto, già presentato in fase di gara di appalto (prevede opere per un importo di circa 430mila euro), che di fatto amplia la quantità e la qualità degli interventi di messa a norma già previsti nel capitolato di appalto della Provincia. Interventi che richiedevano già uno sforzo finanziario di attuazione per un milione di euro,quindi con un totale di spese per Acquatica di 1.430.000 euro, e che sono mirati a migliorare la sicurezza dei fruitori della struttura e la sicurezza ambientale interna e del territorio circostante".

Insomma, Fratelli d’Italia sono convinti che vi sia stato da tempo il coinvolgimento del Comune, e  che il sindaco fosse a conoscenza della questione  “è avvalorata da un altro documento dell’ufficio comunale del Suap, che dopo la richiesta della società Acquatica ha aperto una pratica edilizia la N°33/sm. Dopo aver preso visione del progetto e valutato l’aspetto tecnico burocratico di fattibilità, l’ufficio del Suap indirizza alla Società Acquatica una richiesta di integrare il progetto presentato con una lunga serie di documenti che risultavano mancanti, tra cui spiccava la richiesta di documentazione che comprovasse di essere in possesso dell’autorizzazione per lo scarico delle acque reflue della Piscina nelle fogne pubbliche”.

L’interrogazione, dunque, chiede se “in tutti questi anni la Società Acquatica ha provveduto a presentare le integrazioni richieste a suo tempo dal Comune e dalla Usl 3; se il Comune ha attuato i sopralluoghi di controllo sul fabbricato e se risulta che ve ne siano stati da parte dell’Usl3: E ancora: “Ad oggi la piscina ha l’autorizzazione allo scarico delle acque reflue in fognatura pubblica, come richiesto dalla normativa vigenti? La Piscina è fornita di idonei pozzetti degrassatori per le acque saponate dei bagni e delle docce?  Avete mai sollecitato la società Acquatica perché si attivasse allo smantellamento del tetto in eternit? Oggi si mostra in grave stato di deterioramento, e a causa del suo sfaldamento le polveri di amianto cadono all’interno e all’esterno dei locali palestra e piscina mettendo a rischio la salute dei fruitori dell’impianto sportivo e di chi ci abita attorno”.

Chiede poi se “risulta vero che i Vigili urbani nel marzo 2012 hanno verbalizzato una denuncia orale del vecchio progettista che si era licenziato dalla società Acquatica per contrasti con la stessa”, e se risulta vero “che in quell’incontro sono state denunciate varie situazioni non conformi alle normative di legge ,tanto da far iniziare un percorso di indagine dei vigili che attuarono interrogatori a persone a conoscenza dei fatti,raccogliendo la descrizione di varie situazioni di disagio e di non rispetto delle normative di legge inerenti la struttura della piscina”.

“Speriamo sinceramente – conclude l’interrogazione - che il sindaco, nel dare quella risposta al consigliere che ha posto l’interrogazione, sia stato in buona fede, e che non sia stato informato sui fatti dagli uffici di competenza . Perché se così non fosse avrebbe commesso il reato di falso in atto pubblico. Ora che  lo abbiamo informato, ci auguriamo che ci risponda con la massima trasparenza”.

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