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«Le firme sono una grande opportunità»

«Le firme sono una grande opportunità»

Bartoli, presidente dei calzaturieri di Confindustria Pistoia: «A maggio il via alla Scuola della calzatura»

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PISTOIA. Con Federico Bartoli, presidente della sezione calzaturieri di Confindustria Pistoia, faciamo il punto sulla situazione del settore.

Com'è il quadro di questi ultimi mesi e quali sono le prospettive del distretto?

«Il settore calzaturiero mantiene la propria rilevanza locale, testimoniata da un valore della produzione significativo e da un livello elevato di esportazioni. Rispetto al contesto nazionale, l'andamento durante la crisi è stato leggermente migliore, anche grazie al buon andamento dell’export».

Le griffe hanno rivitalizzato il distretto, ma questo legame pone anche problemi (forte concorrenza, margini sempre più risicati). Come li può affrontare il distretto?

«Le griffe possono rappresentare solo un'opportunità. Questo processo ha portato con sé un generale innalzamento della qualità del prodotto, ha portato investimenti sia in nuove tecnologie e, quel che più conta, sulle risorse umane. Il distretto, per parte sua, può rispondere efficacemente alle esigenze delle griffe potenziando la qualificazione del personale, la ricerca e l'innovazione tecnologica diffusa. Siamo chiamati a trasformarci da aziende focalizzate sul prodotto di qualità a aziende di qualità. Per questo con i nostri imprenditori visiteremo aziende nazionali eccellenti, cominciando il 12 marzo da Poltrona Frau».

I marchi locali resistono?

«Sì, e faccio tanto di cappello ai colleghi imprenditori per il lavoro fatto in questi anni: solo per citare i primi nomi che mi vengono in mente, Alberto Gozzi con l'omonimo marchio, il calzaturificio Madaf con il marchio Mario Fagni, Navayos con il marchio Rowlandbrothers, Indios con il marchio Daniele Lepori».

Il progetto della "scuola della calzatura" sembra in dirittura d'arrivo. Con quali tempi e modalità?

«Il termine di questo percorso è previsto per maggio 2015. Le modalità prevedono un forte coinvolgimento diretto delle imprese nel fare formazione, una sorta di "Scuola diffusa" che ben collima con il concetto di distretto industriale, che va recuperato nella sua accezione più forte di luogo dove le imprese condividono tecnologia e abilità comuni con l'obiettivo di aumentare la competitività del sistema».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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