Sicurezza
«Siamo costretti a fare solo da esattori»
PESCIA. Sull'Imu agricola non c'è nessuna via d'uscita. I soldi che i cittadini pagano, infatti, vanno allo Stato e non al Comune, che in questo caso si limita a fungere semplicemente da “esattore”...
PESCIA. Sull'Imu agricola non c'è nessuna via d'uscita. I soldi che i cittadini pagano, infatti, vanno allo Stato e non al Comune, che in questo caso si limita a fungere semplicemente da “esattore” riscuotendo quello che peraltro è già stato sottratto dalle casse comunali. Ai trasferimenti statali ai comuni, infatti, sono state già tagliate le somme che il governo ha stimato come “gettito” derivante dalla tassa.
«Il potere discrezionale del Comune circa la possibilità di esonerare qualcuno dal pagamento del balzello, ad esempio chi risiede in montagna, è assolutamente pari a zero»: lo sottolinea l'assessore al bilancio Roberto Peria. Anche perché il nuovo decreto legge, varato dal governo Renzi, annulla il criterio dell'altimetria a favore della classificazione Istat, che inquadra Pescia come comune “parzialmente montano”. Ma per effetto di una normativa che non ha nulla a che vedere con il posizionamento della casa comunale. Spostare la sede del comune, dunque, come hanno fatto altri non sarebbe servito, comunque, a nulla.
«Si tratta di una norma statale su cui i Comuni non possono intervenire in alcun modo – ha sottolineato Peria – anche perché di questi soldi i Comuni non vedranno nulla, è un meccanismo completamente bloccato. Come se non bastasse lo Stato, a dicembre, si è portato via quasi il 50% dell'Imu versata dai cittadini, sia quella derivante dai cosiddetti fabbricati D (immobili produttivi) sia coi tagli al fondo di solidarietà prelevati da quanto versato direttamente dai cittadini. In questo modo si fanno passare i sindaci per esattori, quando in realtà i comuni non ricevono nulla di queste somme”. Nemmeno sull'aliquota il Comune ha potuto mettere bocca, dal momento che quella del 7,6 da applicarsi all'Imu agricola è stabilita dalla Finanziaria 2015.
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