Il Tirreno

Montecatini

Le Leopoldine, le belle incompiute

di David Meccoli
Il cantiere delle terme Leopoldine (foto Nucci)
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Il cantiere delle terme Leopoldine (foto Nucci)

Un fiume di denaro pubblico per un’opera che forse non sarà mai efficiente, sopralluogo del consigliere regionale Giovanni Donzelli al cantiere che è ormai fermo da marzo del 2011

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MONTECATINI. Più di 24 milioni di euro (16 era il conto iniziale), oltre al fermo cantiere (9.900 euro al giorno per le imprese costruttrici, 1.100 secondo la società). E serviranno 800 clienti al giorno, una volta aperto il complesso, solo per pareggiare i costi di gestione. Sono i numeri “monstre” delle Leopoldine emersi ieri durante un sopralluogo al cantiere fatto dal consigliere regionale (e candidato alla presidenza della Regione) Giovanni Donzelli. Che svela che Firenze avrebbe pronti 6 milioni (oltre al mutuo) da investire nella “valorizzazione dell’offerta termale” e che pertanto dice: «Basta giocare a Monopoli con le Terme, si finiscano i lavori e poi si cerchi un soggetto privato in grado di gestire, o anche di acquistare, la società. Chiudiamo al più presto questa pessima esperienza amministrativa».

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Camminare tra le reti protettive e le passerelle di un cantiere fermo dal marzo 2011. «Stiamo compatti, ci manca solo che qualcuno si faccia male», dice Donzelli, scherzando, ma non troppo) ci ha dato l’effetto di vivere un déjà-vu: l’ultima volta, infatti, un paio di anni fa, i lavori erano allo stesso punto se si eccettua la trivellazione di un nuovo pozzo che servirà ad alimentare la piscina da 2.500 mc d’acqua e altri stabilimenti. La vera novità, quindi, sta nei numeri, snocciolati a Donzelli da Gino Lenzi (ingegnere delle Terme) e dagli architetti dello studio Rossi-Prodi (direttore del cantiere): il costo complessivo dei lavori è di 24,5 milioni di euro (in una prima fase ci si doveva fermare a 16), ma a questi si dovranno aggiungere i costi degli arredi non fissi (scrivanie, lettini, vasche) e, soprattutto, del fermo cantiere e degli interessi che, a oggi, ammontano a 1,5 milioni secondo la società, ma sono invece 14 per le imprese costruttrici. Finora sono stati fatti interventi per 8,5 milioni (ma le imprese sono ancora scoperte di 3 milioni), mentre altri 3-4 sono stati girati allo studio Fuksas e ad altri professionisti. Una voragine alla quale si cercherà di mettere una toppa (definitiva?) con il nuovo mutuo da 8,3 milioni con le banche (che per Donzelli porterà il totale a 28 milioni, da restituire in 7 anni e mezzo con un versamento finale da 11 milioni) e con un ulteriore “aiutino” della Regione: sempre secondo il consigliere a Firenze a fine dicembre è stato approvato un finanziamento da 6 milioni «per la valorizzazione dell’offerta termale e l’acquisizione di quote» (non è però specificato se sono soldi che arriveranno tutti a Montecatini). E poi? Una volta finiti i lavori e aperto lo stabilimento? «Ci bastano meno di due anni», dicono i tecnici. Si viene a sapere che serviranno 800 utenti al giorno per pareggiare i costi gestionali: in altre parole, le Terme cominceranno a guadagnare dal cliente numero 801 in poi. Numeri che hanno lasciato a bocca aperta il gruppo che ha accompagnato il sopralluogo.

Il consigliere regionale Giovanni Donzelli durante il sopralluogo (Foto Nucci)

«Un amministratore – dice Donzelli – dovrebbe avere chiara la strada da seguire e invece sulle Leopoldine c’è stata troppa leggerezza e si sono sviluppate lotte di potere anche sulle nomine delle consulenze. Le istituzioni non hanno avuto il senso di responsabilità su quel che stavano amministrando». Per Donzelli non ci sono però alternative al riavvio e alla conclusione dei lavori: «Ma che poi la Regione smetta di giocare a Monopoli con le Terme e si avvii celermente un processo di privatizzazione della società, senza escludere la sua eventuale vendita. Altrimenti si rischia che tutto finisca in mano alle banche o a qualche fondo d’investimento lussemburghese».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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