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«Buco da 40 milioni ma nessuno paga»: e scoppia la polemica

«Buco da 40 milioni ma nessuno paga»: e scoppia la polemica

Interrogazione di Riccardo Sensi dopo un commento del vicesindaco di Montecatini sulla vicenda Leopoldine: «Se ci sono stati reati, li denunci»

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MONTECATINI. Il tira e molla sul rinnovo del mutuo alle Terme da 8,3 milioni per far ripartire i lavori al cantiere delle Leopoldine sta facendo crescere l’attesa in città e, con essa, sale anche la tensione. Che sfocia ben presto nella polemica. Interventi si sono susseguiti sulle pagine Facebook di amministratori e politici locali. Gli uni (quelli del centrodestra) a criticare l’amministrazione in carica per la situazione di stallo; gli altri, a ribadire che la vicenda è intricata e che le responsabilità vanno ricercate in chi, ai tempi in cui fu avviato il progetto, agì forse con troppa superficialità (leggi: la giunta Severi). Ma la scintilla che pare aver dato origine a un vero incendio è stata una risposta del vicesindaco Ennio Rucco a un intervento di Luca Baroncini, capogruppo di “Mi piace Montecatini” (la lista che appoggiava Riccardo Sensi nella sfida alla carica di sindaco). Baroncini metteva nel mirino l’immobilismo (e i silenzi) di Bellandi, chiedendogli di dimettersi. Il numero 2 della giunta gli ha risposto piccato: «In Italia purtroppo ci si può permettere di fare un buco di bilancio su beni pubblici di 40 milioni senza andare in galera».

Tanto basta per riportare l’intera vicenda al centro del dibattito in consiglio comunale. A questo punto, infatti, è Riccardo Sensi ad annunciare una interrogazione, che invia assieme a una sua riflessione. «Chi viene eletto - esordisce - è chiamato a fare due cose: risolvere i problemi della città e delle persone; denunciare alla Procura della Repubblica o della Corte dei Conti se verifica reati o danni erariali. Sulle Terme la giunta, in sei anni, non è stata capace di risolvere alcunché ed accusa chi l'ha preceduta di ogni nefandezza. Addirittura il vicesindaco che parla di un buco di 40 milioni e si rammarica perché nessuno è andato in galera. Perché allora non ha denunciato alle autorità i responsabili di questo buco, indicando fatti ed atti?».

«Perché il vicesindaco - insiste Sensi - posto il disastro di chi l'ha preceduto (e io non nego certo che errori siano stati fatti) in 6 anni non ha provato a ridimensionare il progetto e a ristrutturare la società? Non è che il buco di cui vagheggia si è pure prodotto nei 6 anni di mandato della sua giunta che, non bloccandolo, ha di fatto avallato il progetto che è stato messo a gara nel 2009? In ogni caso il ruolo di un amministratore è quello di risolvere i problemi e non di mandare la gente in galera. La città aspetta soluzioni, non minacce».

Di conseguenza, l’interrogazione chiede al sindaco se sia a conoscenza «di fatti che configurino reati o ipotesi di danni erariali». E, in caso contrario, «come può spiegare il commento del vicesindaco che si rammarica perché nessuno è andato in galera? Per quale motivo posto che molti suoi sostenitori accusano la giunta Severi di essere l'unica responsabile dello stallo alle Leopoldine, lei nell'estate del 2009 (iniziati i lavori) non ha fatto bloccare le opere, al fine di ridimensionare il progetto e consentirne la celere ripresa? E per farlo costare una cifra sopportabile? Se il progetto doveva costare 15 milioni e invece è quotato quasi il doppio, perché non è stata promossa una causa di risarcimento danni verso l’architetto Fuksas che, a termini contrattuali, doveva contenere l'impatto economico entro tale limite?».

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