La manifestazione
Carmela e Paolino, risate al Comunale di Lamporecchio
Il varietà scalcinato negli anni della guerra interpretato da Edy Angelillo e Gennaro Canavacciuolo
LAMPORECCHIO. Sabato 24 gennaio alle 21 va in scena il terzo appuntamento per la stagione di prosa del teatro Comunale, promossa dall’amministrazione comunale in collaborazione con l’Associazione Teatrale Pistoiese. In cartellone una delle più fortunate produzioni della compagnia Pupi e Fresedde, “Carmela e Paolino varietà sopraffino”: uno spettacolo rinato dopo 25 anni e che ha conservato intatta sia la freschezza del racconto, sia la capacità di divertire e stupire. Debuttò, infatti, nell’estate del 1990, destinato a ben 8 anni ininterrotti di successi, che lo hanno portato in lungo e largo per l’Italia ma anche in Argentina, Portogallo, Spagna, Francia, Belgio, Turchia. In scena un riuscito mix di talenti: quello dell’autore Sinisterra che ha scritto “Ay Carmela” (dal quale Carlos Saura ha tratto il celebre film omonimo, candidato all’Oscar, interpretato da una straordinaria Carmen Maura), il puntuale adattamento e la regia di Angelo Savelli, che ha trasferito la vicenda dalla Spagna del ‘38 all’Italia del ‘44, e quello dei due straordinari interpreti, Edy Angelillo e Gennaro Cannavacciuolo.
“Carmela e Paolino” racconta la vicenda di due oscuri attori di varietà che a Pratola Peligna, in Abruzzo, nell’inverno del 1944, cadono prigionieri dei nazifascisti e sono costretti, loro malgrado, a improvvisare per le truppe uno scalcinato ma esilarante spettacolo dal tragico esito finale. Uno spettacolo, comico, popolare e musicale, un’accattivante performance per due consumati attori brillanti che, accompagnati dal vivo da tre affiatati musicisti e grazie a un ben congegnato meccanismo drammatico, possono cimentarsi su più piani espressivi (recitazione, canto, coreografia). Un omaggio affettuoso e competente a un certo teatro 'basso' italiano, dal varietà all’avanspettacolo (ricordate le atmosfere di “Polvere di stelle”, indimenticato film con la coppia Alberto Sordi - Monica Vitti?), ma anche un’amarognola riflessione sulla capacità o l’incapacità d’indignarsi di fronte alla dignità umana calpestata sia dagli orrori della guerra sia dall’indifferenza e dalle piccole vigliaccherie quotidiane.
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