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Maxi squalifiche per i fratelli arrestati nell’inchiesta sull’Epo

Maxi squalifiche per i fratelli arrestati nell’inchiesta sull’Epo

Quindici anni di stop per Alfonso e Raffaele Falzarano, vent’anni d’inibizione per Michele Sgambato La sentenza del Tribunale nazionale antidoping è fra le più severe mai scritte in ambito amatoriale

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MONSUMMANO. Sentenza definitiva della prima sezione del Tribunale nazionale antidoping nei confronti dei fratelli Alfonso e Raffaele Falzarano e di Michele Sgambato, tutti e tre Valdinievolini.

La sanzione inflitta è di quindici anni di squalifica per i due fratelli, Alfonso tesserato Acsi, 36 anni residente a Monsummano e Raffaele 33 residente a Lamporecchio (che invece non è tesserato). Per loro la squalifica è iniziata giovedì 15 gennaio scorso e si concluderà il 14 gennaio 2030. I due fratelli dovranno pagare anche una pena accessoria di 2.500 euro ciascuno e le spese del procedimento.

Mano ancora più pesante dei giudici del Tribunale nazionale antidoping nei confronti di Michele Sgambato, 37 anni di Monsummano, che ha avuto una inibizione per 20 anni (ossia fino al 14 gennaio del 2035), con le sanzioni accessorie della multa di 2.500 euro e le spese per il procedimento processuale.

I tre furono arrestati nel marzo dell’anno scorso nell’ambito dell’inchiesta “Amateur”, avviata dalla procura di Massa Carrara su un traffico di Epo che coinvolgeva la Campania e la Toscana. E nella stessa inchiesta era finito anche il campano Carmine Galletta che è stato inibito per 25 anni, fino al 2040 oltre a 3.000 euro di multa e alle spese processuali.

Pesanti i capi di imputazione nell’operazione condotta dal procuratore capo di Massa, Aldo Giubilaro, e dal sostituto Alessandra Conforti, che portarono dell’esecuzione dei provvedimenti restrittivi. Un’operazione che vedeva indagate 25 persone per associazione a delinquere dedita al traffico ed al commercio di sostanze vietate per doping, ricettazione, assunzione di sostanze dopanti, esercizio abusivo della professione medica e truffa ai danni dello Stato.

Tutto era nato nel 2009 quando il Nas di Firenze avviò le indagini su alcuni partecipanti a due gare ciclistiche amatoriali (quella di Arpiola di Mulazzo e la tappa massese del Giro delle Apuane), dove personale medico della commissione per la vigilanza e il controllo sul doping aveva effettuato dei prelievi di campioni biologici. I successivi esami degli stessi campioni avevano portato a riscontrare la positività di alcuni atleti a sostanze farmacologicamente attive, vietate per doping.

I successivi accertamenti del nucleo facevano emergere un consistente traffico di sostanze dopanti (in particolare a base di eritropoietina, la famosa Epo) provenienti dalla Campania, che l’organizzazione – composta da quattro persone – reperiva sul mercato nazionale e in minima parte all’estero e, con il concorso di alcuni degli altri indagati (tutti comunque assuntori delle stesse sostanze), distribuiva nell’ambito del ciclismo amatoriale toscano.

Furono sequestrate circa 200 dosi di farmaci anabolizzanti, di cui 140 a base di Epo, nonché alcune confezioni monouso di medicinali contenenti due nuove tipologie di sostanze dopanti: il Cera (Continuous erythropoietin receptor activator) e l’Epo Zeta. Si tratta di principi attivi, tra gli ultimi ritrovati nella pratica doping, che hanno la caratteristica di essere di difficile individuazione nelle analisi di laboratorio.

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