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Troppe tubature in amianto il comitato lancia l’allarme

Troppe tubature in amianto il comitato lancia l’allarme

Acqua bene comune fa riferimento ai dati pubblicati dall’Autorità idrica toscana Pieve e Ponte con la maggiore concentrazione, seguono Monsummano e Montecatini

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MONSUMMANO. Tariffe più alte, a cui non corrisponde un adeguato intervento di bonifica dall’amianto. È quanto sostiene il comitato Acqua Bene Comune a proposito del servizio idrico in Valdinievole e, più in generale, nell’ambito territoriale 2 (di cui la Valdinievole fa parte).

«L'Autorità idrica toscana, finalmente, sotto la spinta del movimento dei cittadini che ha sollevato la questione, decide di mettere a disposizione i dati sulla presenza dell'amianto negli acquedotti toscani – apre la nota del comitato – le pressioni dall'opinione pubblica, le notizie apparse sui quotidiani, le denunce dei cittadini, oltre alla campagna del Forum dei movimenti per l'acqua per il riconoscimento del principio di precauzione, hanno reso inevitabile la pubblicazione dei dati relativi alla presenza del materiale cancerogeno sul sito dell'Autorità (gli elenchi completi sono consultabili sul sito ufficiale dell' Autorità idrica toscana )».

«Veniamo quindi a sapere che in Valdinievole – continua la nota – i Comuni con la maggiore concentrazione di amianto nelle tubature sono Pieve a Nievole e Ponte Buggianese, con oltre otto chilometri ciascuno (pari rispettivamente al 14,43% e al 9,3% del totale). Seguono a ruota gli altri comuni: Monsummano (3 km), Montecatini (2,8 km), Massa Cozzile (1,7 km). Fuori dalla Valdinievole, ma sempre all'interno dell'ex Ato 2, inquietano i dati dell'Empolese Valdelsa (150 km) e, soprattutto, quelli relativi alla provincia di Pisa, dove le tubazioni in amianto dell'acquedotto sono il 53% del totale (213 km) nel capoluogo. È opportuno rilevare che l'area che ci riguarda, il cosiddetto ex Ato 2, gestita quasi completamente da Acque Spa (tranne, fra i Comuni citati, Ponte Buggianese e Montecatini che hanno un altro gestore, Acque Toscane ndr), è quella con le tariffe dell'acqua tra le più alte in Italia, con un costo medio annuo per famiglia di 502 euro, frutto di un aumento di oltre il 58% negli ultimi sei anni».

«Tutto questo ad ulteriore dimostrazione del fatto, oramai comprovato, che i ricavi stratosferici che derivano dalle bollette dei cittadini – chiude l’intervento di Acqua Bene Comune – non sono serviti a finanziare gli interventi di manutenzione e di sostituzione necessari, ma soltanto quelli più remunerativi per l'azienda e finalizzati ad accrescere gli utili della società. La vicenda amianto non è altro che l'ennesima dimostrazione del fallimentare modello di gestione privatistica dell'acqua. Un modello che invece la politica nella nostra regione cerca paradossalmente di difendere e consolidare, attraverso un progetto di fusione delle attuali società e di definitiva finanziarizzazione e privatizzazione».

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