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Processo Untouchables: al setaccio gli appalti del Consorzio di bonifica

Massimo Donati
Il tribunale di Pistoia
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Il tribunale di Pistoia

Dal banco dei testimoni geometra dell’ente accusa ex direttore e imprenditori: «Chi vinceva doveva pagare il 3% sull’importo dei lavori. Con la crisi salì al 5%»

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PONTE BUGGIANESE. Per avere la certezza di aggiudicarsi la gara dovevano pagare in anticipo il 3 per cento sull’importo dei lavori in ballo. Percentuale che, a causa della sopraggiunta crisi economica, era passata al 5 nell’ultimo paio d’anni. Soldi che, attraverso uno degli imprenditori coinvolti, colui che si occupava spartire gli appalti e mettere d’accordo tutti i partecipanti, più o meno sempre gli stessi, finivano poi al direttore generale Franco Fambrini. Era così che funzionava al Consorzio di bonifica del Padule di Fucecchio.

O almeno, questo è ciò che, chiamato a deporre sul banco dei testimoni nel corso dell’ennesima udienza del processo “Untouchables” sugli appalti pilotati, ha confermato il geometra Aldo Stefano Guggino, dal 1995 dipendente dell’ex consorzio del Padule, adesso accorpato nel Consorzio di bonifica del Basso Valdarno, di cui, tra l’altro, Fambrini è attualmente vicedirettore generale e responsabile generale nella sede di Pisa.

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Nel processo con il giudizio immediato attualmente in corso in tribunale a Pistoia nei confronti di 16 imputati, solo una delle tante gare d’appalto contestate dalla procura nei numerosi capi d’imputazione riguarda il Consorzio di bonifica del Padule: quella aggiudicata alla Leopoldo Rosi spa per interventi strutturali sul torrente Pescia di Collodi, tra Ponte alla Ralla e Ponte ai Pini (nel comune di Altopascio), per un importo di un milione e 500.000 euro. Tuttavia saranno ben venticinque quelle oggetto del processo “Untouchables bis”, che inizierà (e che probabilmente sarà subito riunito con l’attuale) il 19 gennaio e che vedrà sul banco degli imputati 28 persone, molte delle quali sono le stesse del procedimento in corso.

Fatto sta che Guggino, rispondendo alle domande del pm Francesco Sottosanti, ha ribadito le accuse già messe a verbale in procura dieci giorni dopo che, l’11 giugno 2012, erano state arrestate 23 persone tra politici, dirigenti pubblici e imprenditori. Dichiarazioni che coinvolgono imputati di entrambi i processi. In quello attuale, Marcello Evangelisti, Paolo Mazzoni, Mauro Filoni, Franco Fambrini, Roberto Riccomi e gli imprenditori Giordano Rosi, Roberto Vescovi e Paolo Conti; nel nuovo, anche Riccardo Gaddi (dirigente della provincia di Lucca) e gli imprenditori Angiolo Orsi Spadoni, Monica Bartolini, Cristina Bartolini, Manuele Mariotti, Massimo Mariotti, Martina Mariotti, Marco Novi, Natalino Gallo, Fabio Tognetti, Nazzareno Belleggia.

Guggino ha spiegato di essere venuto a conoscenza di come venivano pilotati gli appalti relative ai lavori di manutenzione ordinaria sia dai diretti interessati che ascoltando le conversazioni tra di loro: tra questi, gli imprenditori Luigi Bonanno, Natalino Gallo e Marco Novi.

«In varie circostanze ho appreso che c’erano accordi tra le ditte – ha spiegato – Gli appalti se li spartivano in base alle competenze e alle attrezzatura che ciascuna ditta aveva».

Colui che organizzava e gestiva l’aggiudicazione delle gare bandite era , ha spiegato Guggino, Vasco Bartolini, titolare della Chips di Ponte Buggianese, deceduto nel febbraio 2011. Un ruolo il suo poi preso da altri imprenditori.

«Bartolini decideva la ditta che avrebbe vinto e organizzava le offerte in modo tale da pilotare l’aggiudicazione. Poi indicava a Fambrini quali ditte invitare alle singole gare. Per ottenere l’aggiudicazione dei lavori si doveva pagare la percentuale del 3% sull’importo dei lavori ottenuti, che negli ultimi anni era salita al 5%. Fino al 2102, le ditte invitate erano solo sei o sette. Sempre le stesse. Quelle che stavano al gioco. Per avere un’idea, dopo gli arresti, nel 2013 sono state talmente numerose io non potevo entrare nel mio ufficio perché tutta la scala era piena: centinaia di ditte cercavano di aggiudicarsi il lavoro».

Guggino ha spiegato come uno degli imprenditori, Luigi Bonanno, per il fatto di essersi rifiutato di pagare la percentuale del 3%, non aveva più ottenuto un lavoro dal 2002, pur continuando a partecipare alle gare.

«I soldi – ha spiegato – venivano presi da Bartolini e poi passati al Fambrini, che era colui che predisponeva le condizioni della gara tenendo anche conto delle caratteristiche della ditta che avrebbe dovuto vincerla. Fambrini procedeva a invitare determinate ditte. Alcune ditte venivano escluse addicendo difetti formali che in realtà non sussistevano».

Il testimone ha poi ricordato come dal 2000-2001 l’apertura delle buste con le offerte e la valutazione da parte della commissione si svolgessero non più nella sede del Consorzio ma nello studio del notaio Lenzi, a Montecatini.

«Colleghi che vi avevano partecipato mi hanno raccontato, quasi come fossero buffi aneddoti, che il notaio si metteva sempre a leggere il giornale mentre le buste venivano aperte. Anche quando le offerte contenute nelle buste venivano scambiate al volo nel caso che il risultato non fosse stato quello concordato».

Proprio per non dover prendere parte a queste commissioni, uno dei colleghi di Guggino prendeva sempre ferie o si dava malato.

Il testimone ha poi ricordato una violenta lite tra Fambrini e il collega Lorenzo Galardini, incaricato di redigere le valutazioni sulle ditte da invitare alle gare: «Venne caldamente consigliato di inserire nomi diversi. E lui stesso, il giorno dopo, mi racconto di aver ricevuto una telefonata minatoria: “Ingegnere, stia attento a quello che scrive” gli dissero».

 

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