La protesta
Allungare i tempi del mutuo prima di dare l’ok alla firma
Comune di Montecatini e Regione insistono per cambiare alcune clausole del finanziamento fissate nel 2008. Gli 8,3 milioni servono per pagare le imprese e finire i lavori della piscina alle Leopoldine
MONTECATINI. I nodi non ancora sciolti sono sempre gli stessi. C’è quello del tempo (cioè in quanti anni la società deve rimborsare il prestito); e la clausola del cosiddetto “mandato a vendere”, per il quale le banche possono gestire direttamente l’immissione sul mercato del patrimonio immobiliare vincolato al mutuo nel caso le Terme non rispettassero i patti stabiliti. Ed è sostanzialmente su questi due aspetti che l’amministratore unico Fabrizio Raffaelli, su mandato della proprietà, sta trattando con il pool di istituti di credito guidati da Bnl per la concessione dei sospirati 8 milioni che dovrebbero consentire di sbloccare il cantiere delle Leopoldine, fermo da tre anni e mezzo. Ostacoli che, evidentemente, non sono stati rimossi sulla strada della ripresa dei lavori, visto che nell’assemblea di martedì 13 gennaio Regione e Comune non hanno dato l’ok a Raffaelli per andare a sottoscrivere il nuovo accordo. Al termine della riunione operativa, a cui hanno partecipato per il Comune il sindaco Giuseppe Bellandi e il suo vice Ennio Rucco, e per la Regione la funzionaria Elisa Nannicini, uno scarno comunicato per annunciare l’aggiornamento dell’assemblea, e bocche cucite da parte dei protagonisti.
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Nessuna dichiarazione ufficiale, dunque, rispetto agli elementi che hanno suggerito di far slittare di nuovo il conferimento a Raffaelli del mandato a firmare, ma le questioni sono comunque quelle che abbiamo riassunto prima.
Per quanto riguarda i tempi, la proprietà di Terme Spa chiede di poter dilazionare ulteriormente le rate. Il contratto di finanziamento sottoscritto con le banche nel 2008 è quindicinale. Venti milioni sono già stati erogati, e ora la cifra richiesta, come si sa, è quella dei residui 8,3 milioni indicati dall’accordo. È solo che restituire questa cifra, più gli interessi, nei 7 anni restanti comporterebbe un impegno forse insostenibile per la società. Di qui la richiesta, appunto, di rifinanziare consentendo però anche un allungamento della scadenza. Anche perché, e questo è un altro punto da sottolineare, l’accordo del 2008 conteneva una serie di clausole pesanti, che successivamente un organo di revisione avrebbe definito “scelte antieconomiche e scellerate”. Tra queste l’obbligo per l’azienda, una volta incassata l’ultima tranche del finanziamento, di presentare il bilancio dell’anno successivo con un utile di un milione di euro. In caso contrario, sarebbe scattata appunto la possibilità per gli istituti creditori di gestire direttamente la vendita degli immobili destinati alla dismissione.
Nei corridoi del palazzo comunale più volte si è sostenuto appunto che “finita l’epoca delle scelte scellerate, deve iniziare quella della sostenibilità economica”: una specie di mantra che gli attuali amministratori recitano in evidente contrapposizione agli atti sottoscritti da quelli precedenti. Senza però poterlo ripetere ad alta voce perché, è evidente, se errori sono stati fatti in quegli anni, la responsabilità va divisa anche con il socio Regione, che ancora oggi è in grado di fare la voce grossa in considerazione del suo “peso” nelle Terme. E che, soprattutto, dal punto di vista politico ha la stessa colorazione della giunta comunale in carica. E a proposito di Regione, negli ambienti di viale Verdi si ostenta sicurezza rispetto agli impegni assunti dal presidente Rossi, che ha parlato di due priorità: uscire dalla gestione diretta dell’azienda e gestire gli investimenti. Il piano è quello noto: trovare dei privati interessati a rilevare la conduzione, ma questo una volta che sarà garantita la realizzazione almeno della parte principale del progetto Fuksas, vale a dire la piscina termale.
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