Sicurezza
Venduto dalla Curia un pezzo di storia della Svizzera Pesciatina
La Casa della Divina Provvidenza sulla montagna di Pescia fu costruita dai cittadini come ambulatorio della Valleriana, diventerà un’abitazione privata
PESCIA. La Casa della Divina Provvidenza di Sorana è stata venduta dalla Curia e quando i lavori saranno completati sarà adibita ad abitazione privata.
«Seppur formalmente appartenente ai beni della chiesa – ha sottolineato Giuliana Sansoni, cittadina residente a Sorana – è un altro bene di cui la comunità viene privata. Non sarebbe stato opportuno prima di portare a termine la transazione, quanto meno informare gli abitanti di Sorana, molti dei quali hanno contribuito alla realizzazione di quell'opera?».
La Casa della Divina Provvidenza fu eretta, infatti, dagli abitanti di Sorana su un pugno di macerie, per volontà del pievano don Arturo Carmignani: «È giunta l'ora di mettere mano anche a questi lavori – scriveva il parroco sul giornale cattolico della Valdinievole, il 10 novembre del 1954 – tale casa accoglierà l'ambulatorio per i piccoli e l'ambulatorio per i grandi al primo piano. Il secondo piano sarà destinato a laboratorio femminile e vi sarà impiantata una biblioteca circolante parrocchiale. La Casa della Provvidenza attende il contributo di tutti, perché resterà come il monumento più bello della carità e della laboriosità del nostro popolo».
Sulle prime, a qualcuno, le parole di quel prete dovettero sembrare fantasiose, ma giorno dopo giorno la casa della provvidenza venne fuori da quel pugno di macerie.
«Io me la ricordo – racconta Giuliana Sansoni – accorreva gente da ogni dove, non solo da Sorana, le donne vi portavano i bambini, era un ambiente efficiente e funzionale e tutti ne andavano fieri perché mattone dopo mattone era stato costruito dal popolo per il popolo».
Il servizio sanitario che vi si prestava fu esteso a tutti i residenti della montagna, che in questa maniera non erano costretti a recarsi a valle quando avevano qualche necessità. L'opera venne inaugurata il 29 giugno del 1955 e molte autorità presenziarono all'evento «in testa il nostro amatissimo vescovo che benedisse e poi espresse in termini commossi il suo compiacimento per la bella opera – riferisce un giornale dell'epoca – poi il prefetto di Pistoia, anche lui soddisfattissimo e il sindaco di Pescia e il medico provinciale e altre autorità civili e militari. Il popolo applaudì al suo parroco e alle autorità. La banda paesana si cimentò nelle sue marce più fragorose e festose».
Fu un'opera collettiva, cui parteciparono tutti, anche economicamente e con sacrificio. Nonostante la sua gloriosa e commovente storia, oggi, la “Casa”, quasi per un assurdo paradosso non c'è più, è scomparsa, nel silenzio.
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