Il dolore
La testimonianza - "Minacciati dalla gang del Viareggio-Firenze"
Il racconto del giovane testimone che ha telefonato ai carabinieri dal treno nonostante le intimidazioni da parte di uno dei rapinatori
MONTECATINI. "Buongiorno, sono un pendolare e un cittadino qualunque. Mi trovavo a bordo del regionale Viareggio-Firenze e ho visto in azione la gang che ne terrorizza i passeggeri. Ecco il mio racconto".
Inizia così la testimonianza che un lettore del Tirreno, ancor prima dell'alba di sabato 3, ha voluto lasciare sulla nostra pagina Facebook. "La gang della linea ferroviaria Viareggio-Firenze" il titolo che ha voluto dare al suo racconto, scritto, non appena rincasato, con il cuore e con l'anima di una persona incapace di restare indifferente di fronte a qualsiasi forma di ingiustizia e di violenza.
"Mi trovavo a bordo del treno diretto a Firenze - scrive -. Salgo in prima carrozza, e la mia attenzione viene attirata dallo sguardo di un ragazzo spaventato. Lo intravedo consultarsi con la signora addetta al controllo biglietti. Incuriosito e dopo aver udito stralci di conversazione, mentre l'agitazione era palpabile, mi informo. Ne viene fuori che era stato aggredito e derubato da sette individui, che ancora permanevano sul treno".
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Il racconto del lettore prosegue. "La mia mente - prosegue - collega l'accaduto alla tristemente famosa gang che terrorizza i passeggeri del regionale Viareggio-Firenze. Gli chiedo se volesse chiamare immediatamente le forze dell'ordine; lui nega, temendo ritorsioni di un branco senza regole. Pochi istanti dopo, un ragazzo gli si avvicina, viso contro viso, e gli intima di stare zitto, o sarebbero stati guai. Facciamo tutti i finti tonti. La signora addetta ai controlli era stata appena minacciata, la paura di vendetta le si leggeva sul volto. Appena se ne va, ero ancora in piedi per intervenire qualora lo malmenasse di nuovo e lo rassicuro. Mi sento chiudersi una valvola di fronte a una simile ingiustizia, nel vedere la legge del branco farla da padrone, davanti ai miei occhi, come se fosse normale. Chiamo immediatamente il 112. Il macchinista fa altrettanto".
"Fermiamo il treno a Montecatini Terme. Mentre attendiamo i carabinieri io e il macchinista ci prepariamo al peggio. Accorrono gli amici del giovane eroe che aveva sopportato tutto ciò. Si assicurano delle sue condizioni. Simili incidenti segnano chiunque, comunque rimango colpito dalla lucidità del ragazzo. I carabinieri intervengono prontamente e torna la pace. Mi auguro che paghino ogni angheria, ogni malefatta. Uno di loro mi si para davanti e mi chiede con strafottenza cosa avessi visto, io rispondo che non gli dovevo alcuna spiegazione e che dovevano vergognarsi. Gli ripeto di vergognarsi, gli grido che è facile fare i bulli in sette contro uno".
La testimonianza prosegue. "Le forze dell'ordine raccolgono con cura tutti i dati. Lascio i miei per testimoniare quanto ho visto, per suffragare il racconto della signora, minacciata, che ho seguito in ogni momento, temendo che potessero prendersela con lei. Fanno tanto i gradassi davanti ad una donna che colpe non ha, che sta cercando di fare il proprio lavoro".
"Storie di un'Italia difficile - conclude il testimone - Per fortuna nessuno si è fatto male, ma io ho visto arrossature sul volto del ragazzino e credetemi, ero pronto a tutto pur di farli scendere dal treno, affinché pagassero il biglietto come tutti e la piantassero di fare i bulli, di minacciare, di derubare. Ho anche detto loro che questo è un Paese civile e che non avrei tollerato di vederne le regole fatte a pezzi, non quelle della convivenza civile. Non sotto i miei occhi. Buonanotte Italia mia, quante nefandezze raccontano le tue notti. Quanta spavalderia nel farsi forti solo della propria brutalità. Più letture, più pace, più regole. Ecco cosa manca loro. Ancora buonanotte, mia magnifica e triste Italia. Mi distendo sotto il tuo manto, e sogno un domani più giusto".
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