Il dolore
Auguri amari alle Terme di Montecatini
Tra vandalismi, manutenzione assente e immobili cadenti, l'associazione La Fabbrica fa il punto sul patrimonio storico a rischio
MONTECATINI. Auguri amari. Sono quelli che l’associazione culturale La Fabbrica & Montecatini rivolge alle Terme di Montecatini, perché, foto alla mano, «ne ha davvero bisogno».
«Non interessa all'associazione – si legge sulla lettera della Fabbrica – analizzare la tragicomica telenovela delle vendite immobiliari, degli incarichi, dei carichi pendenti metaforicamente intesi, osservando con tristezza certi cantieri infiniti. Non interessa neanche sapere se da un uliveto uscirà un'olio della Madonna e dubitiamo fortemente che la linea MDna Skin dell'artista abbia portato in città un solo cliente per una remise en forme. Ci garba invece fare a voce alta alcune riflessioni, quelle di chi ha a cuore il destino del patrimonio termale, già fatte anche in passato e in svariate circostanze, rimaste domande senza risposta (e un riscontro mancato è senza dubbio cosa peggiore di una replica stizzita o evasiva: è questione di creanza e buona educazione)».
«Sorvoliamo sulle varie gaffe in cui le Terme si sono imbattute intrattenendo rapporti con La Fabbrica & Montecatini – continua l’associazione – ma chiediamo spiegazioni alla foto domenica 28 dicembre, allo stabilimento La Salute (dove spicca una staccionata rotta ndr): trasformare Montecatini e le sue Terme in Città di Natale non significa affatto cedere e concedere a vandalismo e indifferenza, forse finalizzata a mera speculazione. Il business non ci pare motivo sufficiente e del resto, Qualcuno ben sopra le nostre misere parti affermò che non di solo pane vive l'uomo. Dunque, ignorando l'esito - che auspichiamo positivo - del risarcimento alla fontana Tofanari dentro il Tettuccio, danneggiata lo scorso anno durante il periodo natalizio, riteniamo sia lecito domandare quali cautele vengano prese nelle stipule di affitto degli immobili termali».
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«Ci chiediamo se la struttura ormai fatiscente del complesso immobiliare dell'imbottigliamento/bibite gratuite meriti di essere rasa al suolo. Lo stesso dicasi per il bunker sempre in viale Bicchierai, per le bibite gratuite in viale Grocco crollate, oppure per le serre, la chiesetta e i bagni alla Torretta scandalosamente vietati al pubblico poiché pericolanti. L'elenco potrebbe continuare: eppure potrebbero essere ottimi siti per attività commercial-culturali».
Quindi la Fabbrica continua l’elenco dei problemi e delle mancate risposte: «Nessuno ha risposto al nostro estivo appello sul chiosco Michelucci in viale Diaz, e neppure si è rimosso il muschio che corrode la tettoia. E pensare che su Michelucci si fanno conferenze in città, per valorizzarne l'opera importantissima. Del resto, i crolli al Tettuccio paiono ormai una cosa di ordinaria amministrazione».
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«A proposito – chiude la nota dell’associazione – a che punto sta la pratica della candidatura per far parte del patrimonio dell'Unesco? Al thè delle cinque? Persino lo zibibbo di Pantelleria è riuscito in pochi anni ad avere l'ambito riconoscimento. E quanto e quando intendono lavorare le Terme sull'indotto portato dalla Città del Natale, con migliaia di persone potenzialmente disponibili a provare il benessere termale, considerati taluni orari e calendari tristemente restrittivi? Al patrimonio devastato o comunque in situazione di precarietà, si aggiunga il Duetto d'Acqua di Susumu Shingu, conosciuta come la fontana degli imbuti, arrugginita e con gli ugelli bloccati che ne pregiudicano il meccanismo. Basterebbe poco per sistemarla, a livello di denaro e di buona volontà: temiamo che sarà anch'essa rovinata dalla burocrazia e dalle tante altre cose che fanno diventare tutti noi, oltre che meschini e ottusi, indegni delle meraviglie che ci circondano».
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