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Bidello tentò di baciare un’alunna Condannato a un anno e 10 mesi

Bidello tentò di baciare un’alunna Condannato a un anno e 10 mesi

In tribunale a Pistoia la ricostruzione dell’episodio avvenuto nel 2012 in una scuola della Valdinievole L'uomo è stato anche interdetto in perpetuo dalla possibilità di lavorare in ogni tipo di istituto

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PISTOIA. Un anno e dieci mesi di reclusione e un risarcimento complessivo di 9mila euro: questa la pena inflitta dal tribunale collegiale (presidente Luciano Costantini) al bidello cinquantenne di una scuola media della Valdinievole, accusato di tentata violenza sessuale per aver cercato di baciare un'alunna della scuola in cui lavorava. A raccontare l'episodio era stata la bambina stessa, che ne aveva parlato in famiglia, confermandolo poi alle insegnanti dell'istituto.

I fatti risalgono a due anni fa. Interrogata in fase di incidente probatorio, con l'assistenza di una psicologa, la bambina aveva raccontato di trovarsi da tempo al centro delle attenzioni del bidello. Più volte le aveva offerto un passaggio a scuola sulla sua auto, spesso la chiamava "amore mio" e le diceva "Come sei bella", a volte baciandola sulle guance. Un comportamento che l'uomo, dipinto come un personaggio abbastanza stravangante anche da alcuni testimoni, avrebbe tenuto in realtà con molte alunne, in pubblico. Ma con lei le aveva usate anche quando si trovavano a tu per tu.

Secondo il pm Claudio Curreli e l'avvocato di parte civile Gerardo Marliani, questi comportamenti facevano parte dei tentativi del bidello di conquistare la fiducia della ragazzina. Poi, una mattina, l'episodio che ha portato alla denuncia e all'avvio dell'indagine. La bambina esce di classe per andare in bagno e trova il bidello inginocchiato a terra, intento a cercare qualcosa in un contenitore della spazzatura. Lei si avvicina e - stando al racconto della bambina - lui cerca di abbracciarla e di baciarla sulla bocca. Ma lei riesce a divincolarsi e a fuggire in bagno, da dove esce solo dopo molti minuti. Curreli ha sottolineato che questo racconto la bambina l'ha ripetuto con coerenza, puntualità e costanza, sia agli insegnanti, sia alla preside della scuola, sia ai magistrati durante l'incidente probatorio. Segno, quindi, della sua veridicità. Particolare, quest'ultimo, attestato anche dalla relazione della psicologa, che esclude suggestioni o fraintendimenti da parte della minore. Tra l'altro durante il processo una compagna di classe della vittima ha rivelato di aver visto lo stesso bidello allungare le mani e toccare il sedere ad un'altra alunna (senza però riuscire a specificare chi esattamente) in più di un'occasione.

Sempre durante il processo è emerso che il bidello è stato sottoposto ad un provvedimento disciplinare, durante il quale ha ammesso di aver dato dei passaggi alla bambina, spiegando però che si trattava di cortesie casuali e del tutto innocenti. Il pm ha concluso la requisitoria chiedendo due anni di reclusione per il bidello, tenendo conto anche delle aggravanti costituite dai fatti che la tentata violenza è avvenuta in una scuola e che l'imputato è un pubblico ufficiale.

Il difensore, avvocato Massimo Morettoni, ha proposto una lettura alternativa agli episodi al centro del processo, sottolineando come a descrivere il più grave vi sia solo la testimonianza della bimba. Ha approfondito la personalità del bidello, magari eccentrico ma certo non un pedofilo e comunque mai colpito da provvedimenti disciplinari in anni di lavoro. Ha sottolineato che nel racconto dei passaggi in auto sia la stessa ragazzina a sottolineare che non era mai successo nulla di particolare. E ha concluso chiedendo in prima istanza l'assoluzione con formula piena del suo cliente.

Al termine della camera di consiglio la condanna a un anno e 10 mesi. Il bidello è stato poi interdetto in perpetuo dalla possibilità di esercitare tutele e curatele, dal lavoro in scuole di ogni ordine e istituti frequentati in prevalenza da minori. Ha infine fissato un risarcimento di 5mila euro per la minore e 2mila euro a testa per i genitori, oltre le spese, subordinando la sospensione della pena all'effettivo pagamento delle somme.

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