Sicurezza
San Domenico da salvare Si studiano soluzioni
Molti i posti vuoti alla casa di riposo e la sopravvivenza dell’ente è a rischio Si punta a entrare nel progetto regionale per la bassa intensità assistenziale
PESCIA. Il servizio di assistenza agli anziani, così come è stato concepito finora, non basta più. Per garantire la sopravvivenza del San Domenico occorre ripensare il ruolo della struttura all'interno di un sistema di servizi più ampio, che non includa solo Pescia, ma l'intera Valdinievole. Alla luce di queste considerazioni, la sperimentazione regionale sulla bassa intensità assistenziale (in acronimo “Bia”) potrebbe essere un primo passo per far uscire l'ente dal pantano in cui i debiti a sei zeri l'hanno fatto precipitare. Lo hanno annunciato, lunedì 15, nel corso di una conferenza stampa, il sindaco Oreste Giurlani e il presidente del cda Nicola Romagnani.
La Bia rappresenta una via di mezzo tra autosufficienza e non autosufficienza, si rivolge cioè a quegli anziani, le cui condizioni non sono così gravi da far ritenere necessario l'ingresso in una residenza sanitaria assistita come il San Domenico, ma che tuttavia non possono ricevere cure adeguate nelle loro abitazioni. Il San Domenico, in accordo con la Società della Salute della Valdinievole, ha proposto alla Regione l’utilizzo di 8 posti letto per accogliere anziani in regime di bassa intensità assitenziale.
Se il progetto venisse approvato, la casa di riposo pesciatina ne ricaverebbe introiti ulteriori per circa 250mila euro l'anno, una bella boccata d'ossigeno, soprattutto ora, che dalle casse dell'ente esce più di quanto entra. Ma questo riguarda il futuro, cosa offre, invece, il presente? «La cosa che ci preme di più in questo momento – ha ribadito il presidente Romagnani - è riempire la struttura, che esattamente come un ristorante può servire i pasti migliori del mondo, ma se rimane coi tavoli vuoti prima o poi chiuderà». E il San Domenico di tavoli vuoti ne ha parecchi in questo momento.
A fronte di 60 posti letto disponibili, quelli occupati in questo momento sono solo 39, metà dei quali da anziani autosufficienti. Gli autosufficienti sono quelli che pagano una retta inferiore (1.500 euro anziché 3mila euro come i non autosufficienti) e quindi determinano meno introiti per l'ente. Del resto quale famiglia normale, oggi, può destinare una somma così alta per l'assistenza di un familiare? Poche. Trovare dei potenziali ospiti sul mercato dei privati, quindi, è praticamente un terno al lotto, ecco perché Romagnani rinnova il suo appello alla Società della Salute della Valdinievole perché favorisca, in via prioritaria, l'inserimento degli anziani al San Domenico.
«Il San Domenico è un'azienda pubblica – ha sottolineato Romagnani – e non può essere considerata, dalla Sds, sullo stesso piano delle strutture private convenzionate, la legge supporta questa impostazione».
Da parte sua, il Comune sta lavorando per la messa in sicurezza e l'accessibilità della struttura.
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