Finanza
Comunità Montana, anche Pescia parte civile
Lo ha deciso il sindaco Oreste Giurlani rispetto al processo per l’ammanco
PESCIA. Pescia si costituisce parte civile nel processo per l’ammanco di un milione e 143mila euro nella ex Comunità montana, che vede imputato l’ex economo Giuliano Sichi. Avevano già chiesto di essere ammessi quali parti civili i comuni di S. Marcello, Cutigliano, Sambuca, Piteglio, Abetone e Marliana. Ma anche la Provincia e la Regione Toscana.
Tutti accomunati dal fatto di ritenere di avere ricevuto un danno economico diretto, trattandosi di soldi pubblici. Anche Pescia in quanto facente parte della ormai ex Comunità montana, è stata danneggiata dal comportamento degli imputati, ma la costituzione di parte civile arriva solo in un secondo momento. «Quando mi sono insediato, i termini per la presentazione della richiesta erano scaduti – spiega il sindaco Oreste Giurlani – infatti, la costituzione di parte civile avrebbe dovuto farla la passata amministrazione, adesso che i termini, rispetto ai procedimenti, sono stati riaperti ho ritenuto doveroso intraprendere quest'azione». Giurlani sottolinea che al di là del danno economico, tutti i territori montani (compreso quello di Pescia) hanno subito un danno ben maggiore, quello derivante dalla chiusura di un ente come la Comunità montana.
«In altri territori – spiega - le comunità montane si sono trasformate in unioni, mantenendo le deleghe regionali e continuando a funzionare, da noi non è successo e la montagna soffre della mancanza di un ente che porti avanti le politiche di suo interesse. Oggi chi porta avanti le politiche a favore dell'appennino pistoiese e del territorio pesciatino? Questo è il vero grande problema».
Oltre a Giuliano Sichi, accusato di peculato e falsità ideologica per avere intascato, secondo l’accusa, oltre un milione di euro, la procura di Pistoia ha chiesto il rinvio a giudizio per altri 9 indagati: due dirigenti e due revisori dei conti dell’ente, quattro direttori che si sono succeduti alla guida della filiale di San Marcello della Cassa di Risparmio e il responsabile del centro tesorerie della Cassa.
Per tutti le accuse sono di concorso doloso in peculato per omissione. Tutti, in relazione al ruolo ricoperto avrebbero potuto esercitare un controllo sull’operato di Sichi ma, non facendolo, hanno accettato il rischio che si producessero irregolarità. Il giudice ha fissato le prossime udienze per il 22 gennaio e il 26 febbraio 2015.
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