Il dolore
Serena Checchi condannata a 9 anni ed otto mesi di reclusione
Il gup del Tribunale di Pistoia, Alessandro Buzzegoli, ha ritenuto equivalenti l'aggravante della premeditazione con il risarcimento del danno concordato fra le parti, e alla cassiera di Ponte Buggianese che aveva sparato al suo ex a Ponte di Serravalle, ha inflitto poco meno dei 10 anni chiesti dal pubblico ministero
PISTOIA. Per il giudice si trattò di un agguato premeditato: condannata a 9 anni e 8 mesi di reclusione per tentato omicidio aggravato e porto abusivo di arma da fuoco Serena Checchi, la 37enne cassiera di Ponte Buggianese in carcere dal 14 maggio scorso per aver ferito con quattro colpi di pistola, davanti ai loro figli terrorizzati, l'ex compagno Vasco Guidi, 42 anni, di Pieve a Nievole, dipendente della Coop di Pistoia.
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La sentenza del giudice dell’udienza preliminare Alessandro Buzzegoli, che ha celebrato il processo con il rito abbreviato, è arrivata nella tarda mattinata di ieri, al termine di poco più di un’ora di camera di consiglio.
Il gup del tribunale di Pistoia ha ritenuto equivalenti l’aggravante della premeditazione del reato e l’attenuante del risarcimento del danno alla parte offesa: un accordo, quest’ultimo, che ha portato nel corso dell’udienza, al ritiro della costituzione di parte civile da parte delle legali di Vasco Giuidi, le avvocate Enrica Gardìn e Maura Banti. Applicando quindi, per via del rito alternativo, lo sconto di un terzo sulla pena base prevista, e quello, quantificato dal giudice stesso sempre in un terzo (il massimo previsto dal codice e di due terzi), per il reato tentato, i l gup ha determinato la pena da infliggere in 9 anni e 8 mesi.
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Al termine della propria requisitoria, il pubblico ministero Luigi Boccia aveva chiesto la condanna a 10 anni, ribadendo la sua convinzione – sostenuta soprattutto dal fatto che l’imputata aveva portato con sè nella borsa una pistola carica – che quel delitto fosse stato premeditato.
Una convinzione opposta rispetto a quella degli avvocati difensori Simone Aiazzi e Francesco Bonanni, del foro di Firenze, che nella loro arringa hanno sostenuto l’assenza di qualunque premeditazione: la loro assistita sarebbe stata colta da un rapust, da un momento do obnubilamento durante l’ennesima lite con l’ex compagno.
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Come detto, il tentato omicidio risale al 14 maggio scorso. La relazione tra la Checchi e il Guidi era finita nel 2011, con una coda avvelenata di reciproche accuse. Solo due settimane prima sembrava che i due avessero trovato un delicato equilibrio, con l'accordo sull'affidamento dei figli. Erano circa le 18. I due bambini erano con il padre, caporeparto alla Coop di Pistoia, nel podere di proprietà dell’uomo a Ponte di Serravalle. La donna aveva lasciato la propria auto nel parcheggio di un ristorante sulla Provinciale Lucchese, ed era salita lungo una stretta stradina collinare che porta al podere. Secondo il gup del tribunale, con l'intento di uccidere, secondo la donna, solo per parlare dei figli: il raptus omicida sarebbe scaturito dalla discussione che era sorta in seguito.
Fatto sta che ad un certo punto Serena Checchi aveva estratto la sua pistola, carica, e aveva fatto fuoco cinque volte, ferendo gravemente l'ex compagno con quattro proiettili. Quindi aveva preso i due bambini, sconvolti da quanto era accaduto sotto i loro occhi, ed era fuggita sull'auto del marito, mentre quest'ultimo riusciva a scappare e a rifugiarsi nel podere di un vicino.
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La donna si era diretta a Firenze, dove vive il padre (il nonno dei piccoli) per affidarglieli. Poi, seguendo il consiglio del genitore, aveva telefonato all'avvocato e si era recata dai carabinieri di Pescia per costituirsi, ammettendo di aver sparato lei all'ex convivente. Ma non per ucciderlo, aveva detto loro, confermandolo poi, in lacrime, anche durante l’interrogatorio di garanzia
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